Contro la vivisezione nelle università
In Lombardia sono presenti 130 laboratori di vivisezione autorizzati dal Ministero. Molti di questi sono laboratori universitari, a Milano, Varese, Busto Arsizio, Brescia e Pavia. In questi laboratori noti e stimati professori portano avanti le loro ricerche di base e introducono i loro studenti all’utilizzo degli animali per scopo scientifico, convincendoli che non ci sia alternativa e che si tratti di un sacrificio necessario.
Consideriamo particolarmente importante cominciare a puntare il dito contro la vivisezione nelle università per diversi fattori:
• Nel corso degli anni il numero di animali utilizzati per la vivisezione in Italia è sensibilmente diminuito, passando da 1 milione l’anno ai 2.602.773 del triennio 2007-2009, per una media annua di circa 860.000 animali. Molti esperimenti sono diminuiti, così come l’utilizzo in ambito tossicologico, ma un settore della ricerca che ha avuto una crescita continua negli anni è quello della ricerca di base.
Sono stati utilizzati in questo ambito 1.275.433 animali, il 49% del totale, con un aumento del 4% rispetto al triennio precedente (ricordando che il triennio prima aveva avuto un aumento del 22% e quello ancora prima del 40%).

Questo recente esperimento universitario ha dimostrato come un topo che veda un suo simile soffocantemente intrappolato faccia di tutto per riuscire a liberarlo
La ricerca di base non è obbligatoria per legge, ma è solo una deliberata scelta. Viene svolta prevalentemente nelle università e nei centri di ricerca di associazioni “benefiche” che raccolgono fondi per la ricerca e ne danno la gran parte ai vivisettori. Risulta importante per questo diffondere prima di tutto il boicottaggio di queste associazioni e poi cominciare a bloccare gli ingranaggi della vivisezione nelle università italiane, che non viene svolta per nessun obbligo di legge e potrebbe essere portata avanti con metodi completamente diversi.
Ben il 24% degli animali utilizzati nella ricerca di base, solo per fare un esempio, sono stati utilizzati per studiare “disturbi nervosi e mentali umani”, una delle applicazioni di più scarso valore scientifico e tra le più cruente. Si parla di almeno 200.000 animali utilizzati solamente in questo ambito.
• Le università utilizzano prevalentemente fondi pubblici e sono istituzioni pubbliche, con le dovute eccezioni come per esempio l’università privata “Cattolica del Sacro Cuore” (dove di cuore per gli animali nei laboratori ce n’è sempre stato ben poco). Essendo istituzioni pubbliche è possibile sapere cosa accade al loro interno, pur se non è così facile come dovrebbe, si può avere accesso diretto alla maggior parte delle sue strutture, si può avere un contatto diretto con chi vi studia o lavora, che in qualche modo ha comunque una voce in capitolo. Rispetto ad una ditta privata si aprono diverse possibilità di intervento per conoscere e per agire.

Gli studenti vengono condizionati e incoraggiati a vedere gli animali come semplici oggetti, degli strumenti per giungere al fine nobile della conoscenza. La realtà è desolantemente diversa
Il fatto che gli esperimenti su animali vengano finanziati dagli studenti stessi con le loro tasse, ma anche da qualunque cittadino, è un punto su cui fare sicuramente leva.
Il fatto che istituzioni pubbliche che per l’appunto lavorano con “i nostri soldi” tengano nascosto a tutto il mondo quello che fanno, è un altro punto.
• Nelle università vengono formati i vivisettori del domani. Tra gli studenti che oggi popolano le aule studio e le lezioni ci sono anche quelli che in futuro sostituiranno i loro professori o li affiancheranno nelle loro ricerche. A questi studenti viene insegnato a considerare gli animali come semplice “materiale” da esperimento, togliendo ogni valore a questi esseri viventi. Risulta per questo molto importante cominciare ad agire fin da questo primo approccio, lavorando affinché la sperimentazione didattica venga abolita.
Siamo inoltre interessati ad aprire brecce di comunicazione con gli studenti. Può non essere facile convincere molti di loro, già indottrinati dai professori, delle nostre motivazioni etiche, ma crediamo di poter trovare comunque un buon numero di studenti interessati e aperti mentalmente, con cui cominciare ad aprire spazi di discussione interni e instillare sempre di più il seme dell’antivivisezionismo all’interno degli atenei. Avere degli “alleati interni” è il punto di partenza più importante per avere credibilità in un lavoro del genere.

In moltissime Università italiane è possibile trovare topi, conigli, cani, primati e altri animali prigionieri in attesa di morire.
Soprattutto è necessario creare informazione e sostegno intorno alla possibilità di fare obiezione di coscienza. Molti studenti non sanno nemmeno di avere questo diritto, mentre altri temono ripercussioni da parte dei professori, che abusano troppo spesso del loro potere e discriminano chi decide di non partecipare ad esperimenti con animali, vivi o morti che siano. La Legge n.413 del 12 ottobre 1993 è chiara su questo punto e dice che non deve essere discriminato chi fa una scelta in tal senso. Ma ovviamente in un ambiente in cui i vivisettori e i loro sostenitori hanno potere e creano un ambiente ostile all’etica, risulta difficile per uno studente alzare la propria voce. Un movimento più forte sia all’esterno che all’interno può essere un grande aiuto per tutti questi studenti.
SCARICA IL MODULO PER L’OBIEZIONE DI COSCIENZA
COSA PUOI FARE:
- Puoi partecipare ai tavoli informativi e ai volantinaggi che organizziamo davanti alle università.
-Puoi richiederci i volantini e le locandine da affiggere e distribuire nelle università scientifiche della tua città.
- Se segui un corso universitario in cui si fa vivisezione scegli di fare obiezione di coscienza. Se incontri problemi e hai bisogno di supporto tecnico e legale puoi contattarci. Leggi il testo completo della legge.
- Se studi in facoltà in cui si pratica vivisezione e hai delle informazioni in merito o vuoi creare un movimento interno contattaci










