Da dove viene una pelliccia?

Dietro ad un capo in pelliccia o un semplice inserto si nasconde la sofferenza degli animali.
Siano essi cresciuti nelle piccole gabbie di un allevamento o catturati con le tagliole, gli animali sono quelli che ci rimettono la pelle per la vanità e il profitto di alcuni esseri umani.
Per l’industria della pelliccia questi animali sono solo oggetti da cui strappare via il manto e la pelle una volta uccisi, nulla più.
Questa moda senza scrupoli uccide ogni anno decine di milioni di esseri viventi.

Le stime mondiali per il 2011 sono di 35 milioni di visoni uccisi in Europa, di cui 15 milioni nella sola Danimarca. Nel mondo si stima la “produzione” di pelli di 54 milioni e 130 mila visoni, 7 milioni di volpi, 350 milioni di conigli, 3 milioni di procioni, 350 mila foche, tutti uccisi nel corso dell’anno per la produzione di pelli.

Pochi riescono a vedere quanta sofferenza e quanta disperazione si nascondono dietro ai prodotti acquistati.
Il nostro compito è cercare di squarciare il velo di segretezza che allevatori e pellicciai hanno costruito intorno a sé.

ALLEVAMENTI

Visoni in un allevamento, tutta la loro vita si riduce a movimenti stereotipati in uno spazio piccolissimo. Appoggiato sopra le gabbie il cibo, che i visoni leccano attraverso le sbarre.

I principali paesi produttori di pelli di volpi e visoni sono Danimarca, Finlandia, Svezia, Olanda, Polonia, Norvegia, Cina, Stati Uniti.

Gli animali destinati ad essere scuoiati vengono allevati in file di gabbie di metallo poste sotto delle tipiche tettoie aperte ai lati, in cui può entrare l’aria fredda.

La vita di un animale in gabbia è dettata dalla noia e dallo stress, che portano a comportamenti stereotipati e continui, automutilazioni e cannibalismo.

Questi splendidi animali, non toccano mai l’erba e l’unico contatto che possono permettersi con l’acqua è attraverso un beverino che ne rilascia poche gocce. Questo singolo particolare comporta già un tormento e una fonte di disperazione perché l’acqua è per i visoni un elemento naturale fondamentale, capaci come sono di nuotare per chilometri e chilometri in un giorno. Come tutti gli animali costretti in un allevamento, tutto quello che possono fare è subire quello che viene loro inflitto dagli allevatori, tutto ciò di cui avranno esperienza è una privazione continua dei loro istinti. Nonostante i visoni siano animali solitari, vengono posti assieme (anche tre o più per gabbia) con il rischio di aggressioni. Il cibo viene distribuito a polpette sopra la gabbia per risparmiare tempo e gli animali lo leccano attraverso le sbarre della rete.

Nei mesi di aprile-maggio nascono i piccoli. Un momento che in natura avrebbe un bellissimo significato e sarebbe il risveglio della vita negli allevamenti significa solo un futuro di sofferenza per altre decine di migliaia di individui. Il livello di stress è così alto che spesso parte dei piccoli viene uccisa dalla stessa madre.

Negli ultimi anni diverse investigazioni condotte da gruppi di attivisti in Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Spagna hanno mostrato a tutto il mondo la realtà degli allevamenti di animali da pelliccia. Sono state filmate condizioni di stress, sofferenza fisica e psicologica, oltre ad animali feriti e non curati, alcuni orrendamente mutilati dai loro compagni di sventura e cadaveri nelle gabbie.
In alcuni paesi queste immagini sono state diffuse dai media nazionali aprendo un dibattito sul divieto di allevamento di animali per la pelliccia.

TRAPPOLE

Sono tanti anche gli animali uccisi in libertà per farne delle pellicce. Si stima che nel mondo siano 10-20 milioni i mammiferi catturati nei boschi con le tagliole, perfettamente legali in molti paesi come Canada e Stati Uniti.
Gli animali vittime di queste trappole rimangono anche per una settimana ad aspettare il cacciatore, che verrà ad ucciderli se non sono già morti per dissanguamento. Nel frattempo la ferita si gonfia provocando dolori indescrivibili.

Spesso le vittime delle tagliole sono animali non utilizzabili per le pellicce, uccisi e gettati via, quindi è una caccia spietata che non risparmia nessun mammifero abitante del bosco.

METODI DI UCCISIONE

Uccisione di visoni in Spagna, documentata da Igualdad Animal

I metodi di uccisione sono pensati specificamente per non rovinare il pelo: camere a gas, scosse elettriche, rottura delle ossa cervicali.

I visoni sono uccisi col biossido di carbonio, in genere immesso nelle camere a gas da tubo di scappamento di un trattore: gli animali corrono in tondo cercando disperatamente di tenere la loro testa sopra il livello del gas.

Per le volpi la tecnica usata è l’elettrocuzione: tramite due elettrodi metallici viene inflitta all’animale una scossa elettrica di circa 200 volt, che provoca la morte tra atroci sofferenze.

La pelliccia di agnello karakul è largamente impiegata dall’industria della pellicceria.
Questo particolare tipo di pelliccia, tanto decantato in quanto articolo di lusso, deriva dall’uccisione di agnelli che hanno solo alcune ore di vita o persino non ancora nati, strappati letteralmente al grembo della madre tramite un aborto forzato.
L’uccisione di feti o di agnelli neonati trova la sua motivazione nella lucidità e nella particolare arricciatura del pelo.

INQUINAMENTO

Le deiezioni dei conigli, come quelle di qualunque altro animale allevato dall'uomo, vengono immesse nell'ambiente circostante l'allevamento, causando danni incalcolabili alle comunità animali e vegetali della zona.

Gli scarichi degli allevamenti vanno ad inquinare l’aria e le acque della zona, come accade per qualunque tipo di allevamento intensivo in cui le deiezioni producono molta ammoniaca.

L’industria della pelliccia ha però anche un altro aspetto, che è quello della concia. In questo momento della produzione vengono utilizzati composti altamente tossici e cancerogeni che invadono l’ambiente.

Non è un caso che alcuni dei principali poli conciari italiani (sia di pelli che di pellicce) siano affetti da un livello di inquinamento e una diffusione di tumori al di sopra della media.