Vogliamo esprimere la nostra più sincera e piena solidarietà alle attiviste e agli attivisti che tra poco subiranno un processo in Olanda, accusati di aver dato la libertà a 5.000 visoni in un allevamento a Barchem, nel 2009.
Che siano colpevoli o che siano innocenti, l’azione che gli si imputa non può che essere sostenuta e difesa pubblicamente da tutti coloro che lottano per la liberazione animale. Chi rischia la propria incolumità e la propria libertà personale sente empatia verso gli animali ingabbiati, deprivati della loro vita selvatica e infine uccisi. Queste persone dovrebbero essere prese da esempio e si dovrebbe parlare di loro come individui di valore che danno un po’ di speranza alla specie umana. Le autorità, le leggi, gli Stati invece sono preposti alla salvaguardia degli interessi più meschini e dannosi per le forme di vita non umane ma anche per quegli umani che non si vogliono omologare e che non vogliono partecipare alla razzia e al vandalismo perpetuati dagli sfruttatori. » continua







Nei giorni scorsi, in una località non precisata del Regno Unito, è avvenuta una piccola azione diretta, certamente degna di nota: la liberazione di 10 locuste imprigionate dentro una piccola scatola di plastica all’interno di un negozio di animali, pronte per essere vendute come cibo vivo per altri animali come rettili o aracnidi, a loro volta prigionieri di terrari per il sadico piacere di alcuni individui umani.
Una settimana fa AirChina ha detto basta al trasporto di primati diretti ai laboratori di vivisezione. Circa il 70% dei primati arrivava negli Stati Uniti con i loro voli. Lo scorso mese è stato il turno della compagnia israeliana El-Al, sotto pressione per un trasporto dall’allevamento Mazor Farm. E ieri quello di PhoenixAir, sconosciuta compagnia americana che ha preso posizione dopo una campagna lanciata dal Coordinamento Fermare Green Hill.
La prima prigioniera di Green Hill ad essere strappata dalle mani di Marshall senza che nessuno potesse impedirlo. Per la prima volta vede e sente qualcosa che non sia prigionia e latrati disperati.
Venerdì mattina cominceranno le prime fasi dell’operazione che porterà allo svuotamento di Green Hill: il pubblico ministero ha incaricato LAV e Legambiente (due associazioni che non hanno avuto molto a che vedere con la campagna contro Green Hill, se non per il fatto di aver sporto denuncia qualche giorno fa, facendo riaprire il fascicolo al PM che ha poi ordinato il sequestro dei cani e della struttura) di provvedere all’affido “temporaneo” dei cani. Non si tratta di affidi definitivi, per ora i cani rimangono formalmente di proprietà di Green Hill e dei laboratori che li hanno già acquistati, ma è un fondamentale e storico passo della lotta instancabilmente portata avanti dal Coordinamento Fermare Green Hill: quei cani destinati ai vivisettori ora troveranno mani sicure pronte a dare loro nient’altro che cibo, sicurezza e coccole.
Martedì 17 luglio, nel pieno delle vacanze estive, dove l’attenzione è statisticamente destinata a calare, in Regione Lombardia è cominciata la discussione per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) per l’allevamento avicolo da più di 320.000 galline ovaiole che la Società Agricola Bruzzese vuole costruire nel comune di Busto Garolfo, all’interno del Parco del Roccolo, nel Bosco di Vanzago, proprio a ridosso di alcuni fra gli ultimi corridoi ecologici che ancora tentano di resistere all’avanzata umana.
Il 5 luglio è stata resa pubblica un’altra drammatica testimonianza sugli allevamenti intesivi. Igualdad Animal ha messo a nudo l’industria della produzione di foie gras in Catalogna; l’investigazione fa parte di un lavoro molto più ampio che verrà reso pubblico prossimamente. Nella sola Catalogna gli animali destinati alla produzione di foie gras sono, annualmente, più di un milione. Animali che in natura vivrebbero fino a 15 anni vengono uccisi dopo sei mesi di tortura.
Evidentemente il Dr Simion non ha gradito la nostra protesta del 7 giugno davanti al suo studio dentistico, tanto da sentirsi in dovere di consegnare a tutti i condomini una lettera in cui si scusa e tenta di giustificare il suo operato ai danni degli animali. Peccato per lui che alcune persone del suo palazzo, non contente della sua risposta, ci abbiano girato la lettera in questione.
Come trasmettere ai passanti ciò che abbiamo visto durante la raccolta del materiale che abbiamo presentato sottoforma di immagini video e fotografiche? Come raccontare in un semplice sguardo le decine di migliaia di individui prigionieri che ci siamo trovati davanti agli occhi?






