Per la quarta volta gli animalisti hanno fatto visita all’ allevamento di visoni della famiglia Antoniazzi di San Cataldo di Borgoforte (MN). Il fatto è avvenuto la notte del 17 gennaio: ignoti hanno tranciato trenta metri di rete metallica di recinzione e aperto 1500 gabbie in sette capanni, dando così la libertà ai visoni in esse imprigionati, che sono subito fuggiti nella vicina campagna.
È partita subito la caccia per recuperare gli animali: qualche decina, secondo i giornali, è stata ricatturata dai residenti di San Cataldo e dagli stessi proprietari; più di un centinaio di animali, invece, hanno trovato la libertà. Gli animali liberati sono perlopiù riproduttori, la metà di quelli presenti nell’allevamento, dove in novembre sono stati uccisi e scuoiati tutti i cuccioli. » continua






Milioni di animali ogni anno sono imprigionati in allevamenti o uccisi con le trappole per soddisfare un morboso desiderio di vanità chiamato pelliccia. Milioni di vittime della moda che soffrono la prigionia e lo stress psicologico, che vengono privati di tutto durante la loro breve vita, e della loro stessa pelle subito dopo essere stati uccisi.
Sabato 14 gennaio circa 40 attivisti hanno dato vita a un momento informativo di forte impatto riuscendo nell’arduo compito di fare breccia nel muro di indifferenza che permea gli sguardi delle migliaia di passanti dell’affollato centro storico meneghino.
L’allevamento di galline ovaiole Bruzzese, l’inferno in cui alcuni nostri attivisti hanno documentato la realtà in cui vivono centinaia di migliaia di individui, montava, nel mese di dicembre 2011, le tradizionali gabbie da allevamento in batteria, senza miglioramenti ambientali.
Ovviamente la nostra investigazione ha messo in moto qualcosa, squarciando il velo di ignoranza e indifferenza che avvolgeva i capannoni di Bruzzese, e a Olgiate Olona e Busto Garolfo se ne parla molto. Fin dall’inizio Bruzzese ha rifiutato l’accesso ai suoi capannoni ai giornalisti che si sono presentati e non vuole dare nessuna dichiarazione ufficiale, se non continuare a dire che le nostre immagini e il nostro video sarebbero un falso.
Sabato 7 gennaio una trentina di attivisti si sono ritrovati nel centro di Varese per mostrare la realtà dell’industria delle uova e dello sfruttamento animale, denunciate attraverso l’investigazione appena pubblicata da Nemesi Animale sull’azienda Bruzzese. La protesta ha ottenuto un buon riscontro tra i passanti, benchè impegnati negli acquisti di fine stagione.
La ditta Bruzzese è una delle principali produttrici di uova della regione Lombardia. Nel suo allevamento di Olgiate Olona (VA) sono attualmente prigioniere 200.000 galline. Tra i suoi clienti catene di supermercati e discount, negozi di alimentari, mense, asili. Ma nessuno sa cosa si nasconde dentro ai quei capannoni.
La Task Force dell’FBI che opera contro il terrorismo si è raccomandata affinchè gli attivisti che portano alla luce gli abusi negli allevamenti di animali vengano indagati come terroristi, stando ad un nuovo documento dissecretato grazie al Freedom of Information Act.
Due attiviste di Nemesi Animale hanno partecipato al quindicesimo campo antibracconaggio che la LAC (Lega Abolizione Caccia) organizza nella provincia di Cagliari per cercare di contrastare il fenomeno diffuso della cattura degli uccelli con cappi sugli alberi e trappole a terra nonchè quello dei cinghiali tramite lacci. Questo è il loro racconto.
Gli attivisti della Florida stanno portando avanti da un anno una campagna seria e determinata contro l’importazione di primati nella loro regione, in particolare delle cosiddette “scimmie verdi” provenienti da StKitts&Nevis, piccola isola caraibica, esportate a centinaia ogni anno per i laboratori di vivisezione americani.

