CHI SIAMO
L’errore ha fatto di animali uomini;
sarebbe la verità in grado di rifare dell’uomo un animale?
F. Nietszche
NEMESI ANIMALE è un progetto per la liberazione animale, di ogni animale, umano e non-umano. Nasce per creare un cambiamento culturale e sociale, per contrastare chi lucra sulla vita di altri animali e per salvarne direttamente il più possibile dalle attività distruttive così diffuse in questa società.
Perché Nemesi Animale?
Nella mitologia greca Nemesi era considerata in origine la dea che distribuiva a ciascun mortale la sua sorte, non a caso, ma secondo giustizia e merito, per assumere in seguito la prerogativa dell’indignazione verso i potenti e i superbi sui quali faceva ricadere la sua inesorabile vendetta. La nemesi è una forma di giustizia superiore, riparatrice e compensatrice, che faceva cadere in rovina chi aveva eccessivamente goduto di successi e di sfrenati orgogli.
La nostra lotta vuole portare giustizia agli essere viventi e alla Terra violata che non possono resistere e combattere, facendo in modo che essi possano vivere liberi. Ci piace pensare che alle fortune che gli sfruttatori e i potenti stanno avendo adesso, seguirà una Nemesi Animale, una rivoluzione che porterà finalmente uguaglianza tra i viventi ed eliminerà specismo, antropocentrismo e sfruttamento.
Non si tratta di attendere che qualcun altro intervenga, ma generare noi stessi un cambiamento.
Una storia diversa
La storia che è sempre stata raccontata in ogni epoca e in ogni luogo è quella che vede gli esseri umani protagonisti e unici artefici di tutta la sceneggiatura. Noi vogliamo raccontare le cose dal punto di vista di chi non ha modo di scrivere, prendere parola, partecipare alle scelte, ribellarsi, decidere del proprio destino.
Quel che si dimentica o si ignora del tutto è che fino a un certo periodo della storia, si parla di almeno 12.000 anni fa, la specie umana non era che una delle tante multiformi espressioni della vita su questo pianeta e come tale viveva. La cultura che ci viene inculcata sin dalla nascita chiama questo periodo Preistoria, dando a intendere che nulla di davvero fondamentale e rilevante sia successo per almeno 3 milioni di anni fino appunto al momento in cui alcune popolazioni divennero stanziali e svilupparono l’agricoltura e poi l’allevamento degli animali come forme principali di sostentamento. Nel momento in cui apparvero le civiltà in Egitto, Mesopotamia, India e Cina, lo sfruttamento degli animali in cattività per ricavarne cibo, latte, pelli e lavoro era così fortemente radicato che le religioni nate in seno a queste civiltà, inclusa quella ebraico-cristiana, legittimarono la nozione che il mondo era stato creato per il bene della specie umana.
Dopo gli animali toccò alle donne essere addomesticate attraverso la castità e la repressione sessuale. La donna faceva parte dei diversi, la sua vita divenne irrilevante e valutata solo in base alla sua utilità per l’uomo. La discriminazione e la sopraffazione operati in base al colore della pelle e al sesso hanno portato a fenomeni come il sessismo e il razzismo. Sia le donne che i popoli via via colonizzati dai conquistatori non hanno risposto con la stessa ferocia che veniva loro inferta e sono stati costretti a soccombere. Similmente l’indole degli animali non umani li ha resi vittime ed è stata anche presa come pretesto per continuare ad infierire su di loro.
Nel corso dei millenni non hanno dimostrato di potersi liberare dalle catene e gli umani hanno aumentato sempre più il grado di sfruttamento tanto che è ormai normale vederli rinchiusi negli allevamenti, nei circhi, nei laboratori di vivisezione, vederli macellati e serviti a tavola, schiacciati dalle macchine per strada, cacciati dai luoghi naturali che sono la loro casa, vederli trattati come merci e sviliti fino a totale annientamento. Alcuni animali sono considerati come unità di produzione, altri vengono spazzati via per far posto all’invasione di comunità umane, altri vengono vezzeggiati e trattati come membri della famiglia. In ogni modo di nessuna specie viene rispettata l’etologia.
Specismo e antropocentrismo

Galline in allevamento in batteria - Milano - Foto Nemesi Animale
La convinzione che gli esseri viventi debbano essere incasellati in una gerarchia con all’apice, saldamente aggrappati, gli esseri umani, appartiene anche a chi non rispetta i dettami di alcuna religione e a chi ha una visione progressista della società: si chiama antropocentrismo. Sia che agisca bene, sia che agisca male, l’essere umano pensa di essere la sorprendente eccezione, il quasi-Dio, il senso della creazione, il grande dominatore della natura e dispregiatore di essa, l’essere che chiama la sua storia storia del mondo.
Il termine specismo definisce la discriminazione messa in atto nei confronti di esseri viventi di altre specie non-umane, ma anche verso alcune specie animali rispetto ad altre.
Liberarsi dalla mentalità specista significa compiere una rivoluzione al termine della quale concetti generalmente riconosciuti e condivisi come l’opposizione a discriminazioni basate su razza e sesso acquistano finalmente completezza e profondità.
Coloro che vengono discriminati sono oppressi da una cultura che non vuole accettare completamente il loro essere, eppure un enorme divario separa le forme di oppressione sulle persone dai modi in cui la società umana opprime gli altri animali. Non si consumano persone, ma si consumano gli altri animali. Mangiare carne è allo stesso tempo la più atroce violenza istituzionalizzata contro un essere vivente e anche la più accettata.






