Sabato 20 aprile il muro di silenzio eretto a difesa dei laboratori e degli stabulari italiani ha cominciato a scricchiolare. Tre attiviste e due attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill, in pieno giorno, hanno infatti occupato un gli stabulari al quarto piano della facoltà di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano.

Un’azione che è durata una giornata intera, supportata da centinaia di persone fuori dall’Università. Un’azione che ha portato alla libertà immediata per più di 300 topi e un coniglio, chiamato adesso Alfio Fragilo, e che ha creato una reazione forte da parte dei vivisettori. La loro reazione di rabbia, odio, sdegno e piena di falsità ci fa capire che quel giorno è stato colpito un nervo centrale del loro sistema: la segretezza.

La reazione isterica del mondo della ricerca, che ha subissato da diverse parti del pianeta il Coordinamento Fermare Green Hill di insulti, minacce, commenti su Facebook, e-mail, sms e perfino telefonate, è la reazione di chi teme qualcosa. E quello che temono i ricercatori non è certo la salute dei bambini di mezzo mondo che utilizzano sempre come spauracchio sui media e nei comunicati stampa. Quello che temono è un ribaltamento delle parti, un rafforzamento di quel movimento antivivisezionista che sta conquistando spazio e appoggio tra la gente, capace di far capire da tempo gli inganni perpetrati nel silenzio dei laboratori. Quello che temono di più è una banalità: la trasparenza.

Uno dei 18 conigli sottoposti ad esperimenti sugli effetti della nicotina all'interno del Dipartimento di Farmacologia di Milano.

Noi avevamo già pubblicato un ampio dossier sulla vivisezione a Milano, con la lista di tutti i laboratori e i dettagli di moltissimi esperimenti. La cosa all’Università non era piaciuta e avevano proceduto con una diffida alla sua diffusione. Adesso l’azione del 20 aprile, per ABBATTERE IL MURO DI SILENZIO ha scoperchiato un caso e ha portato a galla le vite e le immagini di migliaia di animali e i protocolli di decine di esperimenti in uno solo tra i tantissimi laboratori della città. Il mondo della ricerca teme che azioni come questa possano ripetersi, che possano dilagare e rendere davvero indifendibili, sia in senso figurato che materiale, i laboratori di vivisezione.

E dal Coordinamento si difendono da ogni accusa: “Nonostante i ricercatori si prodighino nell’affermare che la conseguenza diretta della nostra azione sia stato vanificare anni di ricerche “condannando i malati e le loro famiglie ad attendere più tempo per le cure” evitano accuratamente di spiegare nei dettagli cosa accadesse in quegli stabulari e nei laboratori sottostanti. Nelle loro parole l’assioma è “le ricerche che stavamo conducendo salvano vite umane”. In un vano tentativo di difesa i ricercatori stanno condendo articoli su blog, comunicati stampa e interviste con le solite frasi fatte, le solite menzogne. Ma quello che fanno realmente agli animali in quel laboratorio ancora non lo hanno detto a nessuno. E allora cominciamo noi a dirlo, in attesa di pubblicare a breve tutti i protocolli e i documenti.”

La vivisezione è un problema che possiamo sconfiggere solo dandogli concretezza, facendo capire cosa accade davvero nei laboratori, facendo vedere dove sono, quanti gli animali usati e quali i loro destini. L’azione di sabato 20 aprile è l’inizio di un nuovo movimento che osa affrontare senza timore il sistema della ricerca e che se saprà continuare di questo passo vedrà sicuramente qualche cambiamento.

GUARDA IL VIDEO DI QUESTA STORICA GIORNATA:

In Olanda l’associazione antivivisezionista Anti Dierproeven Coalitie ha deciso di lanciare una campagna contro un allevamento di beagle finora sconosciuto ai più, che li alleva per mandarli ai laboratori di vivisezione. L’inizio della campagna è stata una liberazione a volto scoperto di 6 cani, fatta con una troupe della Tv olandese e rivendicata apertamente.

Questa azione è stata compiuta per diversi motivi, di cui il primo è sicuramente dare una vita e la libertà a questi cani, ma anche per far parlare di vivisezione e mettere nell’occhio del ciclone l’allevamento di Jan Ruppert. Ma anche per sfidare apertamente e a testa alta le leggi che considerano gli animali ancora come oggetti e rivendicare il loro diritto alla libertà. Così mentre i 6 beagle sono felici, nel segreto delle loro nuove case, le persone che hanno compiuto questo gesto hanno passato due giorni in prigione e ci spingono a fare delle riflessioni.

Questa azione merita spazio e appoggio per molti motivi.  Non è certo la prima volta che dei gruppi o associazioni decidono di rivendicare apertamente la liberazione di animali dalle gabbie.  La pratica che di solito viene chiamata open rescue ha ormai una storia lunga molti anni e ha coinvolto tutte o quasi le specie animali allevate per l’alimentazione. Le open rescue vengono fatte per salvare gli animali dalla prigionia e documentare le condizioni in cui sono costretti a vivere. Spesso a tutelare da rappresaglie legali non si dice il luogo da cui questi animali sono spariti e la data dell’azione, nella quale se non è stata rotto alcun accesso nessuno si accorge che sono spariti degli animali.
Ma le open rescue di animali destinati alla vivisezione sono una rarità e non c’è modo di non lasciare tracce o segni per tutelarsi legalmente, vengono fatte decidendo di affrontare pubblicamente anche un processo e utilizzarlo proprio come spazio pubblico di attacco al sistema che legittima la sofferenza animale nei laboratori.

Robert Molenaar della ADC è anche rappresentante olandese dell'iniziativa popolare StopVivisection.

“ Questa è stata una azione studiata preventivamente, finalizzata alla liberazione dei cani. Ho fatto questo perché non sono capace di guardare dall’altra parte conoscendo il destino al quale questi animali vanno incontro. Oggi difenderò apertamente e con orgoglio questa azione all’interno della stazione di polizia dove sarò interrogato, lo stesso vale per le altre persone coinvolte.
Robert Molenaar – portavoce media di ADC

Questa azione arriva dopo alcuni anni di intense campagne da parte di ADC contro la vivisezione, in cui sono riusciti a far cessare gli esperimenti sui primati in una università olandese, a far vietare gli esperimenti sul tabacco in Belgio facendo chiudere i laboratori Philip Morris e a fermare la costruzione di un enorme centro di sperimentazione a Venray, Olanda. Una delle loro campagne attuali è per il divieto di test su cani e gatti, che ha un appoggio popolare enorme. Questa azione si inserisce in questo contesto, nel quale ADC adesso rivendica apertamente di infrangere la legge pur di fare quello che la maggior parte delle persone ritengono giusto.

Per la legge quei cani erano destinati a vivere in gabbia e morire a seguito di sperimentazioni. Solo un gesto illegale li ha salvati. un gesto che in questo caso più che in altri potrà avere forti conseguenze sociali e politiche.

E non è la prima volta che degli animali vengono salvati apertamente dai laboratori:

-  Nel 1988 in Svezia 11 animali vennero salvati da un laboratorio universitario, 1 topo, due ratti e 8 porcellini d’india. L’azione ebbe grande risalto mediatico.

- Nel 1999 in Svezia un beagle fu salvato da una università.

- Nel 2003 attivisti dell’associazione VGT liberarono 16 ratti dal Centro di Ricerche sul Cancro di Vienna. Non furono nemmeno processati.

Se pensiamo anche alla liberazione di massa da Green Hill del 28 aprile non possiamo non vedere come l’appoggio delle persone a quel gesto sia stato unanime e quanto abbia influito nel creare consenso per la chiusura del lager. Un consenso che è più difficile avere per animali come ratti, topi o galline, ma che comincia ad aprire spiragli di riflessione e che fa passare un messaggio comunque importante: di fronte alle ingiustizie la legge ha un valore minore dell’etica e infrangerla diventa non un reato ma un dovere.

Anche Nemesi Animale ha effettuato una liberazione di 10 galline da un allevamento intensivo della Lombardia esattamente un anno fa. Per spiegare quell’azione avevamo detto che “Se abbiamo deciso di passare all’azione e aprire alcune gabbie è perché non possiamo sopportare l’idea che degli esseri viventi siano imprigionati e vogliamo rivendicare pubblicamente la nostra opposizione alla schiavitù animale.”.

Un gesto di disobbedienza per salvare questi individui e cominciare a cambiare la mentalità della sooietà rispetto agli animali, un gesto come i tantissimi compiuti ormai da molte altre associazioni antispeciste nel mondo.

GUARDA IL VIDEO DI QUESTA LIBERAZIONE IN OLANDA:

Il 6 marzo sono arrivati 8 beagle dal Belgio ai laboratori Menarini/RTC di Pomezia. Dopo pochi giorni di attenzione senza precedenti i cani sono stati liberati. Negli stessi giorni altri 32 beagle sono giunti ai laboratori Aptuit di Verona, per i quali la mobilitazione è ancora in corso.

Quella che stiamo vivendo è l’epoca post-Green Hill e post-Morini, un’Italia senza allevamenti di cani per la sperimentazione e in cui qualcuno riesce a tracciare tutte le importazioni. Per  i vivisettori è un incubo. Per noi è un’occasione da non perdere, per dare un freno alla vivisezione, non solo sui cani. Facciamo una breve analisi su quanto sta accadendo e come sia possibile contribuire al cambiamento.

 

Una delle mamme beagle dentro l'allevamento Stefano Morini. Uno dei 99 cani liberati dal Fronte Liberazione Animale nel 22 novembre 2002.

LE CAMPAGNE MIRATE
Poco più di 10 anni fa in Italia partiva la prima campagna diretta alla chiusura di un allevamento di animali da laboratorio. Si trattava del famigerato allevamento Stefano Morini di San Polo d’Enza, da decenni nel mirino delle associazioni ma mai messo sotto pressione come dalla nascita del Coordinamento Chiudere Morini. Dal settembre 2002 per alcuni anni l’allevamento, i suoi proprietari e i collaboratori hanno avuto vita difficile e questo ha portato prima ad un tracollo finanziario, alla perdita di tutto il mercato e alla chiusura definitiva arrivata nel 2010. I 375 beagle e le diverse centinaia di roditori presenti nell’allevamento sono stati dati all’associazione VitaDaCani.

Questa campagna nasceva in seno ad un emergente movimento radicale che dall’Inghilterra aveva dato spinta per la chiusura di tutti gli allevamenti di animali da laboratorio, uno dopo l’altro. Il movimento inglese era riuscito con simili campagne a chiudere Consort Kennels (beagle), Hillgrove Farm (gatti), Shamrock Farm (macachi), Regal Rabbits (conigli) e in seguito anche Newchurch (porcellini d’India). Altri piccoli allevamenti avevano chiuso nel frattempo in seguito a liberazioni e azioni dirette, lasciando spazio solo a quelli delle enormi multinazionali come Harlan e Charles River. La speranza del movimento era quella di arrivare a rendere impossibile la vivisezione bloccando la “produzione” di animali.
Una speranza vana in realtà. In Inghilterra nonostante i problemi il numero di animali utilizzati nei laboratori è andato purtroppo aumentando e non diminuendo. Le importazioni sono continuate e la “produzione” si è spostata altrove.

Già nel 1999 alcuni attivisti inglesi avevano capito che la strategia di attaccare solo gli allevamenti non avrebbe diminuito il numero di animali utilizzati e avevano lanciato un’ambiziosa campagna contro il più grande laboratorio di vivisezione d’Europa, Huntingdon Life Sciences. Una campagna che ha più volte costretto il governo inglese a schierarsi in difesa del laboratorio e salvarlo dalla chiusura. Adesso dopo 14 anni di lotta HLS è ancora in piedi, seppur barcollante, e il movimento antivivisezionista inglese continua a colpirlo, ma senza forza o forse barcollante tanto quanto il laboratorio stesso.
Colpita da aspra repressione e molti arresti la campagna contro HLS è stata fortemente indebolita e impossibilitata a lavorare come aveva fatto in passato. Ma non è sicuramente solo la repressione che l’ha indebolita, quanto la mancanza di appoggio da parte dell’opinione pubblica o dei media e la capacità di evolvere le proprie strategie. Dopo alcune azioni poco ortodosse e una campagna di terrorismo mediatico, il movimento inglese si è trovato in seria difficoltà, chiuso in una lotta a testa bassa contro i colossi multinazionali e il governo e incapace di modificare le proprie modalità di azione e comunicazione.

Vegan, liberata da Green Hill il 27 luglio 2012, dopo quasi tre anni di intensa campagna.

L’EPOCA GREEN HILL
Dal 2003 al 2010 sono stati anni di fiorenti affari per Green Hill. Ma dalla nascita della campagna del Coordinamento Fermare Green Hill e dal primo corteo del 24 aprile 2010 le cose non sono più state le stesse, non solo per loro, ma per l’intero mondo della vivisezione.
In questi ultimi tre anni è nata in Italia una mobilitazione e un’attenzione sul problema vivisezione che non ha precedenti. I numeri delle persone ai cortei, la partecipazione, non hanno paragoni in altri paesi.
Tutto questo grazie all’aver scoperto che nella provincia di Brescia operava da anni un allevamento di cani beagle destinati unicamente ai laboratori di vivisezione. Da quelle prime iniziative contro l’ampliamento si è aperta una breccia comunicativa, un’onda emotiva che ha scosso tutta Italia. Prima solo quella animalista, antispecista o zoofila che fosse, poi con le azioni più eclatanti e mediatiche l’Italia tutta, quella della gente comune che inorridisce all’idea di un cane torturato in laboratorio.

Se il Coordinamento Fermare Green Hill ha più volte ribadito la sua identità antispecista è comunque innegabile che buona parte della componente di appoggio alla campagna provenisse da persone comuni o semplici “amanti degli animali”. Quella che è stata a volte fonte di difficoltà comunicativa e la base di problemi riscontrati soprattutto nei grandi cortei, è stata anche una delle grandi forze esplosive della lotta che oltre Green Hill ha iniziato a scalfire il mondo della vivisezione.
La strategia rispetto alle precedenti campagne di pressione è stata diversa fin dall’inizio, dopotutto. La scelta è sempre stata quella di avere un forte appoggio dell’opinione pubblica e dei media.
Non c’è mai stata una lotta serrata attivisti-greenhill. La campagna è stata piuttosto portata di fronte a tutte le istituzioni conniventi in qualche modo, puntando di volta in volta i riflettori su Comune, Asl, Regione, Ministero, Parlamento. I politici sono stati toccati, messi all’indice. Loro, che in questo sistema hanno in mano le decisioni, sono divenuti i responsabili e loro dovevano pagarne le conseguenze e trovare una soluzione. Questo ha generato l’uscita di altri colleghi che prendevano posizione contro la vivisezione, facevano mozioni e interrogazioni comunali e regionali, ordinanze, proposte di legge in Regione o in Parlamento. Un fiorire di prese di posizione.

La strategia della campagna non era mirata solo alla chiusura dell’allevamento, ma è stata ribadita più volte: utilizzare Green Hill come ariete per sfondare delle porte, quelle spesse che difendono il sistema della vivisezione. Utilizzare i cani come modo per arrivare a tutti e poter parlare anche degli altri, delle vittime dimenticate dei laboratori: i ratti, i topi, le scimmie, i conigli o i pesci. Utilizzare i cani per poter aprire una breccia di empatia e parlare delle altre vittime di questa società: i maiali, le galline, i vitelli, vittime a miliardi di un sistema alimentare e produttivo che li considera oggetti.

Gli 8 beagle salvati da un futuro di vivisezione nei laboratori RTC di Pomezia.

L’EPOCA POST-GREEN HILL
Adesso Green Hill è vuoto. Ma non vuol dire che i cani non verranno più vivisezionati in Italia. Nessuno ha mai sperato o detto questo. Una delle critiche più frequenti alla campagna è stata quella del “tanto i cani arriveranno da altri paesi”.
E stanno arrivando. Ma non in silenzio o nel segreto. E questo fa la differenza.

Quello che stiamo vivendo è il peggior incubo per i vivisettori. Una realtà che non avrebbero mai voluto vivere. Se vogliono ordinare dei cani dall’estero devono pregare che nessuno si accorga del loro arrivo, che nessuno lo scopra, che non parta una mobilitazione. I riflettori si stanno spostando rapidamente dagli aeroporti, alle compagnie aeree fino ai laboratori che acquistano questi animali e al Ministero che ne autorizza le sperimentazioni. Nessuno viene escluso.

Il caso della Menarini/RTC è un successo senza precedenti. Mai un laboratorio si era piegato a donare degli animali appena acquistati. La pressione mediatica e sul posto è stata enorme. Ormai nessuno vuole essere sotto quei dannati riflettori e la Menarini stessa ha chiesto di aprire un dibattito per un cambiamento legislativo, perché in questo clima è impossibile fare ricerca con animali, dicono.
Un dibattito che alcune componenti della politica hanno subito abbracciato, depositando la settimana scorsa proposte di legge per il superamento della vivisezione e il finanziamento ai metodi alternativi, per esempio. Oppure con la mozione del Comune di Verona del 21 marzo, con cui più della metà dei consiglieri chiedono la liberazione dei 32 beagle arrivati negli stessi giorni ai laboratori Aptuit (ex-GlaxoSmithkline) e la fine delle autorizzazioni in deroga per quel laboratorio.

La strada aperta dalla campagna contro Green Hill si sta rivelando fruttuosa. Si è aperto un dibattito sociale, politico, mediatico ed etico sulla vivisezione. Un dibattito dal quale speriamo possano presto arrivare dei concreti cambiamenti nel mondo della ricerca, che ha la possibilità di scegliere e implementare metodi sostitutivi, per esempio, o in quello legislativo, che può vietare del tutto almeno alcune pratiche di sperimentazione.

Si arriverà così concretamente a ridurre il numero di animali uccisi nei laboratori e speriamo, in un futuro non troppo lontano, ad abolire la vivisezione.

CHE FARE DUNQUE
> L’arma più forte che abbiamo è la comunicazione. Mostrare al mondo cosa accade nei laboratori e svelarne i segreti è ciò che sta alla base di tutto questo movimento e di un possibile cambiamento. Per questo continueremo a divulgare quanto accade nei laboratori più vicini a noi, come fatto con il dossier “VIVISEZIONE NEI LABORATORI DI MILANO”. Anche se l’Università di Milano minaccia denunce, per paura che si sappia cosa accade agli animali nei suoi atenei, questo dossier continuerà a circolare il più possibile.

> Continueremo inoltre a divulgare materiale informativo sull’obiezione di coscienza. Questo perché gli studenti di oggi sono i vivisettori di domani e dobbiamo spingere per un cambiamento già all’interno delle Università e dell’insegnamento.

>L’altro nodo cruciale, collegato proprio alle importazioni di animali, sono i trasporti. Il sostegno alle campagne contro le compagnie aeree coinvolte in questi voli della tortura è fondamentale. In un momento di cambiamento globale negli ultimi anni sono state tantissime le compagnie che di fronte ad una accresciuta sensibilità dei loro clienti hanno voltato le spalle ai vivisettori. Adesso rimangono solo 3 grandi compagnie internazionali da convincere, la più importante delle quali è AirFrance/KLM.

Il momento per sferrare dei colpi decisivi al sistema vivisezione è questo. Anche tu puoi fare la differenza.

Partecipa al corteo del 20 aprile a Milano. Abbattiamo il muro di silenzio!
Leggi QUI o diffondi l’evento Facebook.

La compagnia aerea HAINAN AIRILNES si è piegata alle richieste pressanti dell’industria della vivisezione. Dopo un anno dalla decisione di cessare i traffici di primati, Hainan ha ripreso una decina di giorni fa questi viaggi della tortura, sperando di passare inosservata.

Dopo le decisioni di AirChina, China Eastern e China Southern, la tratta di primati dalla Cina ai laboratori di Stati Uniti e Canada era stata spezzata. Si parla di più di 10.000 macachi l’anno che i vivisettori non saprebbero come importare. Adesso dobbiamo farci sentire e far capire che un tradimento verso gli animali non passa sotto silenzio.

21 MARZO, AGGIORNAMENTO:Hainan ha confermato sul suo sito e con una lettera alla Peta che è stato un errore di un suo ufficio avere confermato un trasporto, però mai effettuato. La loro politica è ancora in atto!

Sappiamo che Hainan non gradisce avere attenzione su questo problema e che ha confermato i viaggi ai vivisettori solo se fossero rimasti confidenziali. Per questo diverse associazioni da tutto il mondo si stanno attivando per rendere pubblica e pressante questa loro pessima scelta di continuare a lucrare sulla sofferenza animale.

> Informati sul trasporto di animali per i laboratori e sulla campagna “Destinazione inferno”

 

 

Dal 1 marzo 2013 anche la compagnia aerea China Eastern Airlines ha cessato i trasporti di primati per la vivisezione. Dopo i recenti successi delle campagne contro United Airlines, El-Al, AirChina, Air Canada e Surinam Airways cresce sempre di più il fronte delle linee aeree che non vogliono prendere parte alla tratta di primati per la tortura scientifica.

La notizia è di portata enorme, perché China Eastern era rimasta la sola compagnia a trasportare primati per i laboratori americani dalla Cina. Negli Stati Uniti vengono importati più di 10.000 macachi ogni anno solamente dalla Cina, strappati al loro habitat naturale per essere imprigionati e destinati ad una vita di torture e terrore. Dopo uno stop ai trasporti di China Eastern e all’impegno di AirChina non ci sono più grandi compagnie aeree che fanno quella tratta disposte a trasportare primati nelle mani dei vivisettori.

Per i vivisettori di tutto il mondo avere animali da torturare diventa sempre più difficile e costoso.
Le campagne contro il trasporto di animali per la ricerca si stanno infatti rivelando quelle che più colpiscono e impensieriscono i vivisettori. Non a caso nelle conferenze internazionali del settore ormai si parla sempre del problema dei trasporti e di quanto questi influiscano sulle loro ricerche, soprattutto per quanto riguarda i primati.

Adesso rimangono solo 3 grosse compagnie internazionali implicate nella tratta di primati: Vietnam Airlines, Philippine Airlines ed AirFrance-KLM.

> Informati sul traporto di animali e prendi parte alla campagna contro AirFrance-KLM

> Leggi anche: I VIVISETTORI CI DICONO DOVE COLPIRLI MEGLIO

Manda una mail di protesta ad AirFrance-KLM:

*indica campo obbligatorio

Scrivi quello che preferisci, altrimenti puoi utilizzare il seguente testo, in italiano e inglese (le mail vanno sia alla dirigenza italiana che a quelle francesi e olandesi dell’azienda):

Spett.le AirFrance-KLM,
con questa lettera aderisco alla campagna di boicottaggio internazionale indetta nei confronti della vostra compagnia aerea e di tutte quelle nelle quali avete rilevato quote o con cui avete forti alleanze.

La mia richiesta, e quella di decine di migliaia di persone di tutto il mondo, è che da parte vostra cessi il trasporto di animali destinati ai laboratori di vivisezione.
Nelle stive dei vostri aerei migliaia di scimmie terrorizzate vengono trasportate ogni anno in piccole gabbie, destinate ad un futuro di tortura e sofferenza nei laboratori di vivisezione di tutto il mondo.

MI IMPEGNO A NON VOLARE CON AIR FRANCE-KLM E ALITALIA FINO A CHE LA VOSTRA COMPAGNIA NON CESSERA’ I TRASPORTI DI ANIMALI PER LA VIVISEZIONE!

—————————

Dear Air France-KLM representative,

I’m writing to you today to express my disappointment and displeasure at the fact that your company continues to transport animals to laboratories, despite overwhelming public and scientific opinion that animal experimentation is both unacceptable and unnecessary.

Animals endure extreme suffering in cruel and pointless experiments, including being forced to inhale noxious gasses, being force-fed chemicals and injected with poisons, before being left to suffer and die with minimal care or consideration for their needs.

I ask that you immediately end your role in this cruel trade and issue a public statement that your company will no longer transport animals destined for the vivisection industry.
I will not travel with your company untill i see such a change of policy.

L’Università di Milano cerca di censurare chi vuol far conoscere i segreti della vivisezione compiuta nei suoi laboratori. Nemesi Animale ha infatti ricevuto una diffida alla diffusione sia online che cartacea del dossier “Vivisezione nei laboratori di Milano“.

Nel documento che abbiamo pubblicato nell’aprile del 2012 sono infatti presenti, tra gli indirizzi dei vari laboratori, anche quelli delle strutture universitarie, unitamente ai nomi dei ricercatori, le ricerche condotte e le specifiche operazioni svolte durante le stesse sugli animali. Si tratta di informazioni pubbliche, ma di non facile reperibilità per chi non è abituato a cercarle o capirle. Il nostro intento è proprio quello di dare voce agli animali prigionieri nei laboratori, alle loro grida inascoltate, ai loro corpi tenuti nascosti.
Conoscere e rendere pubblico un problema è il primo passo per sconfiggerlo. Per questo motivo non ci pieghiamo certo alle minacce legali dell’Università e continueremo a diffondere questo dossier, a testa alta.

Questa diffida è un evidente tentativo di censurare delle verità scomode, che se proseguirà non farà altro che avvalorare la tesi, nostra e di tutti gli antivivisezionisti, che quanto accade agli animali nei laboratori universitari deve rimanere un segreto, a Milano come altrove. Una azione legale dell’Università potrà solamente rafforzare un crescente movimento di opinione e di protesta in difesa non solo degli animali, ma anche del diritto alla libertà di espressione, critica e informazione.

Ecco le accuse che ci sono mosse dall’Università di Milano per cui il nostro dossier sarebbe diffamatorio nei loro confronti:

Per un animale vivere in una minuscola gabbia e non poter fare alcuna esperienza del mondo esterno è fonte di sofferenza. Questa è la comune stabulazione dei roditori nei laboratori e negli allevamenti.

>  “Enfatizzare alcuni aspetti di particolare impatto emotivo, presentando le strutture di ricerca come luoghi di maltrattamento degli animali sperimentali”.

Nascere e vivere in una gabbia ed essere utilizzati come cavia per poi venire uccisi è un maltrattamento. Essere sottoposti a decine di esperimenti, più o meno invasivi e dolorosi che siano, non può di certo essere considerato un “buon trattamento” di un essere vivente.
Nessuno mai si sognerebbe di affermare lo stesso se non si trattasse di animali nati in allevamenti specifici ma di animali considerati da compagnia.

>  “L’utilizzo del termine vivisezione, nel rimandare a tecniche ed operazioni di dissezione effettuate su animali vivi, risulta del tutto inappropriato in riferimento alle attività di ricerca svolte nell’ambito dell’Università degli Studi di Milano.”

Il termine “vivisezione” si riferisce a qualsiasi esperimento eseguito su animali. Il vocabolario della lingua italiana lo definisce in due accezioni:
1. Secondo un’accezione restrittiva, aderente all’etimo, designa ogni atto operatorio su animali vivi, svegli o in anestesia totale o parziale, privo di finalità terapeutiche ma tendente a promuovere, attraverso il metodo sperimentale, lo sviluppo delle scienze biologiche, o a integrare l’attività didattica o l’addestramento a particolari tecniche chirurgiche, o, più raramente, a fornire responsi diagnostici.
2. Con significato più ampio, il termine viene riferito – almeno ai fini dell’interpretazione giuridica ed etica – a tutte quelle modalità di sperimentazione, non necessariamente cruente, che inducano lesioni o alterazioni anatomiche e funzionali (ed eventualmente la morte) negli animali di laboratorio, come ustioni, inoculazione di sostanze chimiche, esposizione a gas tossici o ad altre energie (radiante, elettrica, di altra natura), soffocamento, annegamento, traumi vari.

>  Ci viene contestato che alcuni studi siano descritti in maniera errata riguardo alla sequenza temporale seguita e alle specifiche tecniche impiegate.

Questo è lo strumento noto come "heargreaves plantar test". Spara un raggio laser sulla base della zampa di un roditore per valutare le reazioni ad ustioni ed estreme fonti di calore. Lo hanno utilizzato nel Dipartimento di Morfologia.

Prima di tutto possiamo affermare con assoluta certezza che non cambi in alcun modo l’immagine dell’Università e dei ricercatori, e soprattutto non faccia differenza agli animali torturati, se, ad esempio, le loro zampe siano state bruciate non attraverso l’utilizzo di piastre bollenti, ma per mezzo di un’attrezzatura chiamata “Heargreaves plantar test”, che prevede che non si renda bollente l’intera superficie su cui poggia l’animale, ma che si spari un laser infrarosso verso la zona precisa desiderata.

Ma soprattutto la causa di eventuali studi descritti in maniera errata o parziale sta nel fatto che le informazioni pubbliche al riguardo sono consultabili solo sotto forma di “abstracts”, ossia notizie riassuntive, a volte prive della necessaria completezza.
Abbiamo pertanto invitato l’Università degli Studi di Milano, e i ricercatori e dipartimenti coinvolti dall’indagine contenuta nel dossier, a pubblicare sul loro sito e a inoltrarci tutti i loro protocolli sperimentali, in modo tale da fare chiarezza per i punti più oscuri. Non abbiamo ottenuto ovviamente nessuna risposta, a conferma della loro volontà di mantenere nella segretezza quanto viene compiuto all’interno dei loro laboratori.
Il nostro intento è diffondere notizie scientifiche e dati che riguardano la sperimentazione animale e auspichiamo di poterlo fare in modo sempre più completo e preciso. Per questo motivo abbiamo corretto immediatamente i tre piccoli errori contestati.

> La descrizione delle sperimentazioni risulta frammentaria ed incompleta perchè omette di precisare altri contenuti imprescindibili per una corretta valutazione dell’attività svolta, ossia “la finalità perseguita (sempre riconducibile alla tutela della salute e del benessere dell’uomo e degli animali), i motivi per cui si fa ricorso alla sperimentazione animale, l’impegno costante dei ricercatori universitari per ridurre il numero degli animali da laboratorio e per migliorarne le condizioni di vita, i risultati scientifici raggiunti come esito della sperimentazione”.

Forse lo dovremmo chiedere agli animali prigionieri nelle gabbie se la loro sofferenza e la loro morte può essere accettata in nome di un progresso scientifico. Solo loro potrebbero darci l'assenso, ma non lo possono fare e mai lo farebbero. (foto laboratori Covance,Germania, 2003)

Fatta premessa che i test effettuati sugli animali si ripetono poi comunque sugli umani, con altre forme e tempi, spesso senza informare esaustivamente sui rischi e sui benefici che corre chi subisce la sperimentazione, non è certo intento del nostro dossier parlare degli scopi delle ricerche effettuate, ma della prigionia e la tortura e il tipo di morte che subiscono gli animali, quali che siano i motivi per cui ciò accade.
A noi non interessa entrare nel merito e nei dettagli della necessità o meno della sperimentazione animale, dibattito ampiamente discusso anche da ricercatori, medici, scienziati, tossicologi e presentato a favore delle nostre tesi anche da editoriali e saggi di riviste tra le più qualificate come Nature, BMJ, New Scientist, Scientific American, Spere, Biologi italiani, the Scientist.
Noi vogliamo essere la voce che dice che è eticamente inaccettabile l’utilizzo di altri viventi come nostre cavie.
Sta poi alla comunità scientifica adeguarsi e capire come sostituire gli animali, cessando di mettere le persone di fronte a banali e fuorvianti menzogne come la scelta tra un topo ed un bambino.
Sta alla comunità scientifica fare in modo che le decine di metodi sostitutivi in fase di approvazione vengano validati e non ci sia invece un lavoro di lobby per fermarne l’approvazione.

> Aiutaci a sconfiggere il segreto della vivisezione: scarica e diffondi il più possibile il nostro dossier sulla vivisezione a Milano!

Come ogni anno, alla fiera di Rho, si è svolta a metà febbraio la BIT, Borsa Internazionale del Turismo. Una vetrina internazionale per agenzie di viaggi, ma anche per le compagnie aeree di tutto il mondo e per i vari ministeri del turismo di molte nazioni (anche quelle macchiate da folli dittature) impegnate a mostrare il loro volto più appetibile a turisti spensierati e desiderosi di spendere.

Domenica 17 febbraio due attiviste di Nemesi Animale si sono allucchettate per il collo davanti allo stand di Alitalia, comprendente anche la compagnia aerea Air France, obiettivo della campagna internazionale Gateway to Hell, che chiede uno stop ai trasporti di animali verso i laboratori di vivisezione. Vetrine come il BIT sono i momenti migliori per rovinare l’immagine di aziende che lucrano sulla sofferenza degli animali.

Nonostante i Carabinieri abbiano subito tentato di fermare la protesta strappando dalle mani delle ragazze i cartelli, l’azione è durata quasi un’ora con slogan e fischietti e sono stati distribuiti tantissimi volantini informativi alle decine di passanti che si fermavano interessati e incuriositi, esprimendo il loro sostegno alla lotta contro la vivisezione.

La compagnia AirFrance è responsabile del maggior numero di voli carichi di animali da laboratorio in tutto il mondo.
Solamente dalle Mauritius gli aerei di AirFrance-KLM trasportano 10mila macachi ogni anno, rendendo di fatto possibile l’esistenza degli allevamenti sull’isola e mantenendo vivo il loro crudele commercio.
AirFrance-KLM trasporta inoltre primati, cani, gatti e roditori dalla Cina, dai Caraibi, dagli Stati Uniti, ed è quindi un perno fondamentale su cui ruota tutto il sistema della vivisezione nel mondo.

Gli animali vanno incontro alla morte dopo mesi, se non anni, di prigionia, sofferenza e torture, dopo essere stati brutalmente catturati nelle foreste o allevati all’interno di strutture come l’allevamento di macachi Noveprim, a Camarles, di proprietà della multinazionale Covance Inc., da cui provengono le immagini di una recente investigazione pubblicata da Igualdad Animal:

VITTIME DELLA SPERIMENTAZIONE – GUARDA IL VIDEO:

I primati vengono fatti viaggiare sugli aerei fino agli aeroporti di Parigi o Francoforte, da cui attraverso voli interni o con furgoni vengono portati nei centri di quarantena presenti in Francia, Spagna, Inghilterra e Olanda. Da qui vengono poi venduti ai laboratori di tutta Europa.
In alcuni paesi come Nepal e India è stato evitato che il divieto di esportazione di primati venisse abolito. Poche linee aeree prendono ancora parte a questa tratta di animali per la vivisezione. Molti corrieri via terra non trasportano più animali per laboratori, così come linee di traghetti hanno smesso di aiutare questo commercio.
Tutto questo, dovuto a campagne mirate di associazioni e gruppi di diverso tipo, ha portato ad un aumento del prezzo di ogni singola scimmia di quasi il 200% negli ultimi anni. Molte università non possono più permettersi l’uso di primati, e anche alcune delle più facoltose del mondo hanno diminuito decisamente l’utilizzo di questi animali per le difficoltà a reperirli e per il loro prezzo.

Attualmente rimangono solo cinque compagnie aeree di grandi dimensioni ancora coinvolte nel traffico di primati per i laboratori: AirFrance/KLM, Air India, China Eastern Airlines, Philippine Airlines e Vietnam Airlines.

Il boicottaggio e le proteste si stanno estendendo anche ad Alitalia, che ha un forte rapporto di affari con la compagnia AF-KLM, da cui è posseduta per il 25%, e che sta preparando una fusione per creare una holding unica con il gruppo franco-olandese.
La pressione su Alitalia e KLM, che non trasportano direttamente nei loro aerei gli animali, vuole essere un modo per far pressione sulla dirigenza di AirFrance, che ha le mani sporche del sangue di decine di migliaia di animali.

> Informati e prendi parte alla campagna “Destinazione inferno” per fermare il trasporto di animali verso i laboratori di vivisezione

> Guarda il sito internazionale di Gatway To Hell

Ci sono voluti 21 anni dall’approvazione della prima legge alla sua definitiva e totale applicazione, ma adesso la data è ufficiale: dall’11 marzo 2013 nell’Unione Europea sarà vietato commercializzare prodotti cosmetici  testati su animali o con ingredienti testati su animali. Ovunque essi vengano creati, testati e prodotti, in Europa non potranno circolare.

Questa battaglia che il movimento antivivisezionista ha condotto con forza negli anni ’80 avrà delle ricadute molto ampie, perché costringerà le aziende in tutte le parti del mondo ad adeguarsi allo stesso standard e potrà fare da apripista per simili legislazioni in altri continenti. Inoltre è da sottolineare come sia stata proprio questa direttiva a dare la spinta per la validazione di alcuni metodi sostitutivi, che da adesso in poi verranno obbligatoriamente utilizzati anche in altri ambiti di ricerca.  Una battaglia lunga e sudata contro le potenti lobby della cosmetica, che fa ben sperare per un futuro senza vivisezione.

Per chi ricorda le battaglie animaliste degli anni ’80 e inizio ’90, quella sui test cosmetici è sempre stata la più visibile e la più condivisa dalle persone. Le immagini dei conigli a cui venivano bruciati gli occhi con prodotti chimici nel terribile Draize Test hanno scosso le coscienze di tutto il mondo. Ma da adesso, almeno in Europa, il Draize Test non è più legale e nessun prodotto puotrà essere venduto con nemmeno un ingrediente testato con simili metodi brutali.

Ci sono voluti tantissimi anni per riuscirci. Quella che speravamo fosse una battaglia facile, visto il consenso ampio che aveva, è stata invece lunga e piena di intoppi e difficoltà. Quando ci si scontra contro i poteri economici e contro interessi politici è sempre difficile spuntarla. Adesso c’è un punto saldo da cui far partire una campagna mondiale per il divieto di questi test. Gli effetti a catena di questa vittoria si vedranno negli anni, ma saranno davvero importanti.

1991, il corteo contro i test cosmetici su animali a Bruxelles

1990 -Nasce la European Coalition to End Cosmetics Tests on Animals (adesso European Coalition to End Animal Experiments – ECEAE), un’alleanza di organizzazioni e associazioni con lo scopo di abolire i test cosmetici.

1991BUAVECEAE organizzano uno storico corteo a Bruxelles in cui suonerà anche la famossima band The Levellers. Solo dall’Inghilterra partono 1.000 persone su diversi pullman. Al corteo viene presentato “Vanity”, un enorme pupazzo di coniglio da laboratorio che andrà in tour con attivisti di tutta Europa per chiedere ai membri del Parlamento Europeo di appoggiare la legge contro i test cosmetici.

1992 – Il Parlamento Europeo prende una decisione storica votando per la fine dei test cosmetici sugli animali. La data di entrata inv igore sarebbe il 1998, ma la lobby della cosmetica farà in modo di ottenere vari rinvii.

1996 – Viene presentata al Parlamento Europeo una petizione con 4 milioni di firme

1997 – Nasce il famoso logo del coniglietto che salta, a testimoniare che un’azienda è riconosciuta dalle associazioni animaliste come cruelty-free. Quel logo è adesso applicato da circa 500 aziende di prodotti cosmetici, detergenti o altro.

2004 -Viene finalmente imposto in Europa il divieto di test sui prodotti cosmetici finiti (ma non sugli ingredienti).

2009 – Anche i test sugli ingredienti dei prodotti cosmetici vengono vietati. Viene vietata anche la vendita e l’importazione in EU di ingredienti da usare in cosmetica che siano testati su animali, ma vengono fatte eccezioni per 3 tipi di test, secondo le Commissioni ancora da sostituire adeguatamente. Si rimanda al 2013.

2011 – Diverse associazioni animaliste si uniscono e fanno partire campagne e petizioni per fare in modo che la data del 2013 venga rispettata. Il rischio di un ulteriore rinvio di altri 10 anni è molto alto, visto che le validazioni dei metodi alternativi sembrano andare a rilento.

2012 – Nel restante 80% del mondo si compiono ancora test su animali per i cosmetici. Nasce così  Cruelty Free International, una campagna che dall’Europa vuole arrivare ad un divieto mondiale di test per cosmetici su animali. La prima naizone ad aderire è Israele.

11 marzo 2013 – Un bando totale e completo sui prodotti cosmetici con ingredienti testati su animali sarà finalmente in vigore.

Leggi la lista dei prodotti da boicottare e quelli da sostenere.

Scopri chi finanzia la vivisezione.

Vedendo le immagini che nel corso degli anni sono trapelate dai laboratori di vivisezione (come ad esempio le fotografie scattate da Alex Pacheco, o il lavoro di mesi di Michelle Rokke come infiltrata) si potrebbe ritenere che la responsabilità delle torture inflitte a quegli individui prigionieri sia da attribuire esclusivamente alle mani che le infliggono in prima persona.

La realtà dei fatti è molto diversa, la catena della sperimentazione animale è composta da diversi anelli, ognuno di essi è indispensabile per il funzionamento del sistema, ed è giusto, nonché doveroso, distribuire equamente la responsabilità dell’uccisione e della tortura del milione circa di animali nei laboratori italiani a tutte le aziende e le persone coinvolte in questo ignobile affare.
Animati da questo spirito abbiamo organizzato un presidio informativo in Piazza del Podestà, a Varese, per informare le persone del fatto che la provincia di Varese ospiti, a Buguggiate e Comerio, due delle aziende che più sono coinvolte nella tortura che avviene nei freddi e sterili laboratori: la Tecniplast e la Ugo Basile.

Nei loro cataloghi è possibile trovare veri e propri strumenti di tortura (decapitatori, apparecchi di contenzione, apparecchi per causare ustioni, ecc) che non hanno niente di meno rispetto agli strumenti di tortura medievali tramite i quali trovava la morte chi era considerato un mero oggetto nella società di quel tempo.

Utilizzando questo parallelismo abbiamo portato in piazza una ghigliottina, circondata da tre attiviste e un attivista truccati in modo da simulare una gola tagliata.
Altre persone hanno volantinato reggendo cartelli con fotografie scattate nei luoghi dove la tortura raggiunge il suo acme, informando i passanti incuriositi sul senso della performance.

I nomi di Ugo Basile e Tecniplast non sono conosciuti da molte persone, sono due aziende abituate a lavorare nell’anonimato del settore, stringendo affari d’oro coi laboratori di tutto il mondo.
In questo modo abbiamo voluto creare una consapevolezza maggiore sugli snodi e su gangli vitali del sistema della sperimentazione animale, informando direttamente chi magari passa in macchina davanti a quei posti tutti i giorni.

La vivisezione può sembrare un gigante incrollabile, ma le sue componenti sono spaventate e temono la consapevolezza delle persone. Per questo è fondamentale informarsi e informare sulla realtà della vivisezione nei laboratori, e di tutto ciò che la rende possibile.
In questo caso la Tecniplast e la Ugo Basile di Varese, in altri momenti Airfrance e le compagnie coinvolte nella tratta degli individui, in altri ancora le società che trasportano gli animali da terra o gli stabilimenti fornitori come Green Hill di Montichiari e Harlan di Correzzana.

Grazie a tutte le attiviste e gli attivisti che hanno partecipato e contribuito alla bellissima riuscita dell’evento.

Un altro importante vettore di animali da laboratorio ha deciso di sottrarsi al trasporto di macachi verso i laboratori di tutto il mondo.
United Airlines, l’ultima compagnia aerea statunitense coinvolta in questa ignobile tratta di schiavi, ha annunciato che non presterà più i propri aerei cargo a questo scopo.

Il successo di questa campagna sta creando non pochi problemi ai vivisettori di tutto il mondo, che vedono il prezzo della loro “materia prima” (animali da torturare e sacrificare in nome degli interessi economici che muovono il business della sperimentazione animale) salire inesorabilmente, cominciando a dover rinunciare a una parte di essi.

Soppressioni di macachi nei centri di raccolta delle isole Mauritius. Questi erano considerati un surplus e sono stati uccisi. Foto BUAV

Può sembrare un obiettivo parziale e, in qualche modo, distante dagli animali, la richiesta ad una compagnia aerea di smettere di trasportare primati verso i laboratori.
Non è un abiettivo che, in sé, può cambiare la considerazione degli animali da parte della società o da parte di chi lucra sul loro sfruttamento.
Non è un obiettivo che incide in modo diretto sulla vita dei macachi che vengono catturati nei paesi tropicali, rapiti, imprigionati e condannati ad una vita di torture biomediche.

È però un obiettivo pragmatico che, da un lato, mette i bastoni fra le ruote ai vivisettori, contribuendo in modo sensibile alla diminuzione (o al totale abbandono) di alcuni protocolli sperimentali, come dimostrato dalla preoccupazione esplicitata dai vivisettori durante eventi e conferenze di lobby.

Un momento della protesta informativa nei confronti di AF-KLM di Nemesi Animale.

Dall’altro lato permette di parlare alle persone, ai passanti, a chi è già sensibile, di una tratta di schiavi che in questi anni è sempre passata sotto silenzio e che sempre più persone (praticamente chiunque, constatando la reazione dei passanti durante le iniziative in piazza) considerano eticamente inaccettabile.

Solo cinque compagnie aeree si ostinano a trasportare ancora primati verso i laboratori, di queste la più importante ed unica in europa rimane Air France-KLM.
Dati i risultati entusiasmanti di questa campagna internazionale è sempre più importante dare il proprio contributo personale organizzando e partecipando a momenti informativi ed azioni di protesta nei confronti di Airfrance-KLM.

Informati sulla tratta di primati e su come puoi attivarti: http://www.nemesianimale.net/vivisezione/destinazione-inferno/

Partecipa alle prossime proteste contro AF-KLM, organizzate da Liberazione Animale Genova: https://www.facebook.com/events/459111210814974/