EssereAnimali ha pubblicato una importante investigazione sull’industria delle uova. Più di 20 allevamenti sono stati visitati e filmati. Tra questi anche allevamenti a terra, all’aperto e biologici. Per togliere ogni dubbio che possano esistere uova prive di sfruttamento.
Dopo lo scandalo generato dalla nostra investigazione su Bruzzese e la tristezza delle immagini di galline allevate in batteria, la scelta di molti sembra spostarsi verso l’acquisto di uova “meno crudeli”. Questa investigazione vuole invece mostrare chiaramente che non esiste un uovo eticamente accettabile e che l’unico modo per non essere parte di questa crudeltà è la scelta Vegan. Consigliamo vivamente la visione a tutti, soprattutto ai non vegani.

Queste sono le "gabbie arricchite", obbligatorie per la nuova normativa europea dal gennaio 2012, del tutto simli alle normali gabbie "in batteria". Foto essereAnimali
Per alcuni mesi gli attivisti di EssereAnimali hanno visitato allevamenti dell’Emilia Romagna, seconda regione produttrice di uova in Italia, per documentarne le condizioni, senza cercare situazioni limite o scene particolarmente drammatiche. Lo scopo era mostrare la vera faccia della produzione di uova, soprattutto ciò che viene nascosto dietro a pubblicità ingannevoli di galline libere nei prati.
Quello che ne viene fuori è un quadro generale interssante e senza forzature, dalla nascita dei pulcini fino alla loro vita di prigionia, in una gabbia o in un capannone. In tutti gli allevamenti, in batteria o biologici, sono state riscontrate le stesse condizioni di sofferenza e simili problemi di salute per gli animali.
“L’industria delle uova è solo una piccola parte di un mondo orribile, pieno di violenza e sofferenza, il mondo dello sfruttamento animale. Pregiudizi, disinteresse e ignoranza condannano milioni di individui, capaci come noi di percepire le emozioni e il dolore, ad una vita che non è possibile descrivere, per soddisfare gli interessi egoisti di una società umana che li ha relegati al ruolo di risorsa.
Noi invece pensiamo che ogni animale, indipendentemente dalla specie, dovrebbe poter vivere libero.
Non ci sono giustificazioni per quello che gli sta accadendo, dobbiamo prendere coscienza della questione e impegnarci per un cambiamento che non promuova la richiesta di una migliore qualità di allevamento ma che metta in discussione l’allevamento stesso.

Le galline prima erano dei piccoli pulcini, nati in apposite fabbriche. Foto essereAnimali
Gli sguardi e i comportamenti degli animali ci dimostrano quanto questi luoghi siano crudeli e come il concetto di ‘benessere animale’ tanto reclamizzato sia solo una astuta mossa per tranquillizzare l’opinione pubblica.
Ma noi possiamo, se vogliamo, liberarli tutti, scegliendo di diventare vegan e restituendogli così rispetto e dignità.” (dal sito di essereAnimali)
Siamo felici di diffondere questo filmato, che va ad integrare perfettamente il lavoro da noi svolto con l’investigazione sull’allevamento Bruzzese di Olgiate Olona (VA). La nostra denuncia pubblica delle condizioni di tale allevamento ha avuto una certa attenzione e fatto riflettere sul problema delle uova da galline in batteria (che sono circa il 90% di quelle in commercio o utilizzate come oviprodotto), ma sentivamo la necessità di andare oltre e mostrare anche i lati nascosti di altri tipi di allevamento. EssereAnimali ha fatto un lavoro egregio e appoggiamo completamente i loro contenuti.
Conoscere cosa si nasconde dietro ai prodotti di origine animale deve portare a delle riflessioni e delle scelte. Non ci si può continuare a girare dall’altra parte, non ci si può continuare ad ingannare con giustificazioni.
Prendi parte al cambiamento, diventa vegan!






Il giorno 5 gennaio 2012 Nemesi Animale ha reso pubbliche le immagini riprese all’interno dell’allevamento avicolo Bruzzese nel mese precedente. Le immagini che vi abbiamo mostrato sono molto forti, perché forte e sconvolgente è quello che abbiamo rinvenuto: galline completamente spennate e ferite, cadaveri nelle gabbie e sui pavimenti, animali lasciati agonizzanti in mezzo ai corridoi.


Sabato 14 gennaio circa 40 attivisti hanno dato vita a un momento informativo di forte impatto riuscendo nell’arduo compito di fare breccia nel muro di indifferenza che permea gli sguardi delle migliaia di passanti dell’affollato centro storico meneghino.
Informare a proposito di questi argomenti è, di per sé, un lavoro difficile, perchè è sempre uno scoglio insormontabile riuscire ad esprimere con parole e concetti semplici il dolore e la morte che caratterizzano la schiavitù animale, ma è una sfida resa ancor più ardua dalla naturale predisposizione delle persone a rifiutare ogni argomento metta in discussione le loro azioni quotidiane (in questo caso nutrirsi di uova).
Cartelloni con foto e didascalie precisamente descrittive hanno fatto da cornice; ogni persona che reggeva un cartellone fotografico ha ricordato, col proprio sguardo, come dietro all’obiettivo della macchina fotografica non ci fosse un giornalista, un documentarista o qualcuno intenzionato a ricercare l’immagine forte da utilizzare per i più diversi scopi, ma un attivista per la liberazione animale coinvolto e sofferente per la prigionia e le turture inflitte ai soggetti delle fotografie.
Gli attivisti di Oikeutta Elaimille hanno fatto uscire una nuova investigazione con filmati girati dentro altri 15 allevamenti di maiali nel corso del 2011. Ad una settimana dal processo che ha visto due di loro assolti dalle principali accuse, la scelta di uscire con nuovi filmati e mettere nuovamente sotto i riflettori gli allevatori e le condizioni in cui sono tenuti, allevati e uccisi gli animali è sicuramente un’ottima mossa.
o nell’industria della carne per i cali di vendite, le autorità sanitarie finlandesi avevano promesso maggiori ispezioni e maggiori controlli. Ma ovviamente non è cambiato niente, e questo nuovo lavoro di informazione lo dimostra.
Questo è il video ufficiale dell’iniziativa svoltasi il 23 ottobre, in piazza San Babila, a Milano.
Finlandia. E’ iniziato ieri martedì 25 ottobre un processo a carico di due attivisti dell’organizzazione Oikeutta Eläimille che nel 2009 ha reso pubblica un’investigazione negli allevamenti finlandesi. 











