Una volpe colpita da una macchina. Spesso questi animali riescono a trascinarsi agonizzanti fino al ciglio della strada, per poi morire in modo lento e doloroso.Non dovrebbe essere la conseguenza legale il motivo per cui non si devono investire o schiacciare con il proprio mezzo di trasporto gli animali che hanno la sfortuna di incontrarci ma dobbiamo riconoscere che il disprezzo e la non curanza verso gli animali sono talmente radicati nella maggior parte degli esseri umani che per contrastarne le tante manifestazioni non si può fare affidamento sulla coscienza individuale e su principi etici.

Non sappiamo se l’obbligo di fermarsi e chiamare soccorso ovvero un veterinario o una Forza di Polizia sia da considerarsi un passo in avanti verso un cambiamento né se sia il riflesso di una nuova coscienza verso gli animali. Non crediamo che siano le leggi dello Stato a dover guidare le nostre vite né tanto meno quelle degli animali non umani: burocrazia, leggi, tribunali sono cose che non li riguardano.
Non crediamo nemmeno che gli animali vengano in questo modo equiparati alle persone ma forse per qualche individuo questo obbligo potrà fare la differenza.

Quel che generalmente viene condannato e ritenuto sbagliato se compiuto ai danni di un essere umano viene abitualmente e impunemente commesso verso gli animali. Sulle nostre strade è normale vedere resti di animali schiacciati da tonnellate di lamiere più o meno eleganti e più o meno costose. Sangue, pellicce, penne, pelli rimangono attaccati all’asfalto mentre quegli individui sono ormai irriconoscibili. Nessuno li ha aiutati, nessuno ha avuto pietà di loro. Molti sono i guidatori che intenzionalmente non frenano pur avendo tutto il tempo e la possibilità per farlo.

Un cane veglia sul suo compagno appena investito, cerca di rianimarlo, e non lo lascia solo.

Un cane veglia sul suo compagno appena investito, cerca di rianimarlo, e non lo lascia solo.

Nell’estate del 2010 il Codice della strada è stato modificato fissando l’obbligo di fermarsi in caso di incidente con un animale. Il 27 dicembre 2012 è entrato in vigore il Regolamento attuativo che rende pienamente effettiva la norma disponendo che l’utente della strada ‘in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti’, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno”.

L’obbligo di fermarsi e prestare soccorso è riferito agli animali d’affezione, da reddito o protetti. In base alle leggi speciali ‘d’affezione’ sono cani e gatti, ‘da reddito’ sono gli animali tenuti a scopo di lucro e sostanzialmente animali d’allevamento, ‘protetti’ sono le specie di fauna omeoterma. Ma la volontà del Legislatore di circoscrivere l’area di applicazione della norma è caduta con l’utilizzazione del termine ‘protetti’ poiché tutti gli animali in base al titolo IX-bis del Codice penale sono protetti dai maltrattamenti e la mancata somministrazione di cure ad un animale è stato identificato da sentenze della Corte di Cassazione come un vero e proprio maltrattamento. Quindi l’obbligo di fermarsi e chiamare aiuto vale per tutti gli animali.

Un piccolo riccio ingessato. Spesso le ferite riportate negli incidenti sono facilmente guaribili. Se curate propriamente permettono in breve tempo il ritorno alla natura, se ignorate condurranno a una lenta agonia.

Un piccolo riccio ingessato. Spesso le ferite riportate negli incidenti sono facilmente guaribili. Se curate propriamente permettono in breve tempo il ritorno alla natura, se ignorate condurranno a una lenta agonia.

A prescindere dalla mole dell’animale, a meno che non si sia veterinari, non si deve muovere l’animale ma bisogna attendere i soccorsi. Si possono chiamare il Corpo Forestale dello Stato (1515), i Carabinieri (112), la Polizia di Stato (113), la Guardia di Finanza (117), le Polizie Municipali-Locali-Provinciali – Centralini Comuni e Province, i Servizi Veterinari Aziende USL, i Centri di recupero fauna selvatica e lo studio medico veterinario più vicino www.struttureveterinarie.it.

Né il Codice della strada né il Regolamento ministeriale contengono disposizioni di natura economica; le spese relative ai mezzi di soccorso e al loro utilizzo sono a carico dei titolari (pubblici o privati) dei mezzi stessi, mentre le spese per il recupero, il trasporto e le cure dell’animale sono a carico del soccorritore. Saranno gli accertamenti sulle responsabilità dell’accaduto a certificare chi deve pagare i danni comprese le spese veterinarie. Non è prevista nessuna forma di partecipazione alla spesa da parte del Servizio Sanitario Nazionale, fatte salve le situazioni in cui la struttura veterinaria pubblica o privata disponga diversamente. A meno che non si faccia intervenire una associazione animalista disposta ad aiutare e che abbia delle convenzioni con strutture veterinarie, l’onere è a carico del soccorritore, causa o coinvolto nell’incidente stradale. I medici veterinari hanno reso tramite www.struttureveterinarie.it un servizio di pronta rintracciabilità.

Quella che oggi è una strada per noi, per decine di migliaia di anni è stato un passaggio naturale per infinite generazioni di animali che ora non distinguono alcuna differenza. È nostro dovere colmare questa loro meravigliosa lacuna rimanendo sempre pronti a frenare e aspettandoci in ogni momento che qualcuno possa attraversare senza alcun preavviso.

Quella che oggi è una strada per noi, per decine di migliaia di anni è stato un passaggio naturale per infinite generazioni di animali che ora non distinguono alcuna differenza. È nostro dovere colmare questa loro meravigliosa lacuna rimanendo sempre pronti a frenare e aspettandoci in ogni momento che qualcuno possa attraversare senza alcun preavviso.

Il Legislatore nel riformare il Codice della strada non si è posto il problema dell’obbligo ‘oneroso’. In questo caso l’atteggiamento della norma va più nella direzione di ‘chi sbaglia paga’: o si pagano le conseguenze dell’incidente o la sanzione: da 80 a 318 euro. In più, possono essere accertate responsabilità sotto il profilo penale

A causa delle molte lacune, molto difficilmente questa legge verrà seguita. Infatti gli “utenti della strada” (automobilisti, motociclisti, autisti di camion, tir, pulmann etc.) pensano prima di tutto ai danni arrecati al proprio veicolo e al costo economico del soccorso agli animali vittime dei loro mezzi o di quelli altrui, nonché alla perdita di tempo che tale aiuto comporta. Non rendendo gratuito il soccorso agli animali vittime di incidenti ancora una volta si è sprecata una buona occasione per dar loro importanza e dignità.

Baracchino non era il mio cane ma un personaggio ormai entrato nella mitologia che ad un certo punto ho incontrato sulla mia strada e che è diventato il mio compagno di vita, qualcuno al quale dedicare canzoni d’amore o scherzosi improperi e che mi ha mostrato il suo modo di vivere. La sua personalità immensa e il suo corpicino perfetto seppelliscono i personaggi ricchi, famosi e potenti che questa società vuole farci celebrare.

Ho voluto scrivere questo epitaffio in prosa perché un omaggio a lui diventi un modo per parlare di tutti gli altri animali, quei pochi che ancora vivono liberi e quei miliardi che aspettano di essere liberati.
Baracchino adesso è un vagabondo delle stelle e a noi che abbiamo avuto la fortuna di condividere parte della sua mirabolante esistenza rimane l’idea di quell’essere rossiccio ed insolente con le ciglia bionde e un’inesauribile scorta di bisogni liquidi con cui voleva irrorare tutto.
Non un cane, ma un’entità capace di far conoscere quanto in questo mondo possano ancora realizzarsi delle storie magnifiche. A lui guardavo nei momenti peggiori e lo sconforto faceva spazio alla speranza perché se un essere del genere poteva aver vissuto tutti quegli anni facendo ogni cosa gli passasse per la testa uscendone sempre indenne ed aver convissuto con gli umani e le loro mostruose invenzioni, allora c’era ancora possibilità per la magia. Ancora un po’ per la speranza. Ora ha voluto cambiare scenario, forse perché si riteneva soddisfatto della sua vita o forse perché non era per natura monotono e aveva perennemente qualcosa su cui indagare e qualche angolo da esplorare a fondo.

Baracchino era l’archetipo di tutti gli animali della Terra, era il modello originale che riassumeva i caratteri di ogni specie. I suoi occhi erano l’elemento che accomuna animali anche molto distanti tra loro: Baracchino era un delfino che gioca nell’oceano, un coccodrillo della Florida, un gabbiano delle bianche scogliere di Dover, un rospo da salvare aiutandolo ad attraversare la strada, un leone della savana che barcolla rintontito dal sole e dal sonno. Era un colibrì che vola velocissimo pensando “Not a single fuck was given that day”, era un cucciolo di maiale che cerca un po’ di tenerezza in un allevamento non comprendendo il perchè di tante privazioni, era il piccolo aiutante di Babbo Natale. Era una lepre del bosco ed era un elefante del circo che spezza le catene e investe tutti.
Ma soprattutto Baracchino era un topo arancione e come tutti i topi non conosceva limitazioni o confini, aveva sempre qualche colonna d’Ercole da valicare, non con paura ma con positività perchè il mondo era suo e in questo ancora una volta riusciva a rappresentare la naturale propensione di tutti gli animali a vivere in libertà, generando bellezza in ogni momento.

Come ambasciatore di tutte le specie, il messaggio che ha voluto lasciarci è che tutti gli animali devono poter esprimere la loro essenza, tutti devono poter agire ed avere esperienze di questo mondo.
La sua indomita voglia di scavalcare reti, passare attraverso cancelli, seguire tracce interessanti e la sua proverbiale impazienza, che negli ultimi anni si manifestava con colpi di tosse ad hoc, lo hanno spinto a prendere il treno in due occasioni per venire a cercarmi.

La prima volta il suo viaggio è durato solo due fermate per poi finire nel canile sanitario dove l’ho recuperato non potendo credere che avesse davvero sfidato il freddo di febbraio e si fosse ricordato la strada nei boschi che avevamo fatto qualche volta per raggiungere la stazione. Che poi fosse salito su un treno (quello giusto) che nella sua idea lo avrebbe portato nella casa che lui conosceva meglio, è ciò che lo ha consegnato alla Storia.

La seconda volta, a distanza di tre mesi, non trovandolo più ho pensato di andare alla stazione, giusto per tentare ed in effetti la barista, avendo la visuale sui due binari, aveva notato un piccolo cane salire sul treno quella mattina. La direzione era sempre quella giusta. Le ricerche questa volta mi avevano portato più lontano, era arrivato quasi a destinazione. Una settimana di temporali notturni era passata quando una telefonata mi avvisava dell’avvistamento di Baracchino sulla strada di quella casa in campagna che lui aveva abbandonato per andare a cercarmi in città. Significava che aveva preso di nuovo il treno per ritornare e che era riuscito a scendere nella stazione giusta per poi percorrere il tragitto a ritroso. Si è presentato davanti al cancello e mia nonna l’ha fatto entrare. Quando sono arrivata ho trovato un cagnetto per nulla deperito, per nulla spaventato o ferito e con tre zecche in testa.

Nel maggio del 2011 una mucca aveva abbandonato il pascolo alle pendici dell’Etna e dopo due giorni di cammino tra paesini e prati si era buttata nelle acque dello stretto di Messina. Dopo aver nuotato per circa un miglio era stata riportata a riva per le corna e una volta sulla spiaggia aveva lottato strenuamente per non farsi trascinare via. Riconsegnata all’allevatore, per fortuna dopo qualche mese le persone che si sono mobilitate per lei sono riuscite a trovarle una casa dalla quale non verrà mai deportata per finire in un macello.
Una mucca che nuota non è notizia di tutti i giorni ma questo è dovuto al fatto che gli animali, soprattutto quelli destinati a diventare carne, vivono reclusi nelle varie gabbie che gli umani hanno ideato per loro. Fuori da queste gabbie c’è quel mondo ad esclusivo utilizzo umano e quando qualche animale progettato per soddisfare gli umani interagisce con questo mondo, ecco che sembra una cosa incredibile. Vacca è per lo più un insulto per sottolineare che una persona è grassa o che ha un’intensa attività sessuale. Cè raramente qualcosa di positivo nelle metafore animali utilizzate nel linguaggio della nostra società, così che una mucca non è mai una mamma premurosa, un’indomita esploratrice, una nuotatrice instancabile, una saggia erbivora che contempla il mondo.
Insomma Baracchino, la mucca Teresa e chissà quanti altri animali hanno compiuto imprese per noi mirabolanti ma se guardiamo bene, perché un animale, cane o mucca che sia, non dovrebbe essere in grado di orientarsi e capire come funzionano le cose, benché prettamente umane e che gli animali non creerebbero mai (macchine, strade, stazioni del treno etc.)? E soprattutto perché non dovrebbero essere in grado di avere esperienze con gli elementi della natura?

Non si tratta di soddisfare determinati canoni che suscitino l’interesse e la commozione degli esseri umani, non si tratta di adempiere ad alcune caratteristiche da definirsi “umane”. Una maialina ha salvato la vita della persona che l’aveva adottata fermando le macchine per strada fingendosi morta per attirare l’attenzione e questo non è un gesto umano, bensì animale. Gli animali non umani non ci devono dimostrare quanto possano essere capaci di amore, fedeltà e tutte quelle doti che tanti “amanti degli animali” riconoscono ad alcuni individui per poi negarle ad altri. Molte delle loro azioni possano essere spunti per sceneggiature di film a fruizione umana ma non è per questo che meritano rispetto.
Alla maggior parte dell’umanità questa sembrerà un’immonda offesa ma noi non siamo i soli a poter godere delle bellezze della vita e così come gli altri animali non ci negano l’accesso al mondo, altrettanto dobbiamo fare noi con loro, smettendola per sempre con questa pretesa di essere i più degni di tutti.

Buon viaggio topo arancione,
questa volta nessuno ti fermerà