L’industria delle uova

Solo in Italia le galline allevate unicamente per la produzione di uova sono più di 40 milioni: milioni di individui ridotti a sopportare una breve vita fatta di continue sofferenze e privazioni solo per produrre il maggior numero possibile di uova per l’industria alimentare.

La fase immediatamente successiva al sessaggio. Da quando l'uovo si schiude, fino ai ganci dei macelli, le galline non conosceranno altre che prigionia e torture

Il ciclo di produzione ha inizio, alla nascita dei pulcini, con il sessaggio, che consiste nel distinguere e separare i maschi dalle femmine. I primi, inutili alla produzione di uova e inadatti a quella di carne di “pollo”, vengono considerati scarti e quindi gettati vivi nei tritacarne, per farne mangime per altri animali. Ai pulcini femmina spetta lo stesso destino delle loro madri, una vita in prigionia, costrette a produrre uova come macchine fino allo sfinimento. Per prima cosa vengono sottoposte allo sbeccamento, che consiste nel tranciare senza alcuna anestesia una parte del becco con un macchinario munito di una lama rovente. Il becco è costituito da fasci nervosi molto sensibili, ciò significa che questa operazione causa, oltre al trauma, un dolore acuto che non cesserà per tutta la vita della gallina.

In questa foto è ben visibile il becco mutilato di una gallina prigioniera dell'allevamento Bruzzese

Lo sbeccamento viene praticato per prevenire fenomeni di cannibalismo e mutilazione, provocati dalle condizioni di prigionia in cui sono detenute. Le galline infatti sviluppano un’aggressività provocata dalla frustrazione, dalla noia e dalla stretta e continua vicinanza con le altre galline che le porta ad avere atteggiamenti violenti innaturali per la loro specie. Dopo lo sbeccamento i pulcini vengono trasferiti in un enorme capanno (pulcinaia) dove vengono costretti a subire dei cicli di luce artificiale per essere svezzati nel minor tempo possibile. L’unico “conforto” che avranno i pulcini in questo periodo di tempo sarà una lampada che emette una fonte di luce calda che gli allevatori chiamano “madre artificiale”. In seguito, all’età di circa 17/18 settimane, ormai diventate galline o “pollastrelle”, vengono trasferite nei capanni in batteria per iniziare la produzione delle uova. Infinite file di gabbie grandi quanto un foglio di giornale, accatastate una sull’altra su diversi piani, costituiscono questi capannoni.

Come in ogni allevamento, anche dentro Bruzzese la luce artificiale è massimizzata per aumentare la produzione di uova

Anche qui sono costrette a sopportare continui cicli di luce artificiale che durano da 16 fino anche a 20 ore di luce al giorno per incrementare la produzione di uova, arrivando a produrre il doppio o anche il triplo di quante ne deporrebbero in natura con i propri normali cicli. La vita di una gallina ovaiola non sarà più lunga di un anno e mezzo, perché a quest’età la produzione di uova diminuisce, come anche la qualità delle uova stesse, dopodiché verrà spedita al macello per diventare carne di seconda scelta. Ognuna di queste 40 milioni di galline è un essere vivente che prova sensazioni di gioia, paura, dolore simili a quelli che proviamo noi, l’unica loro sfortuna è quella di essere nate nelle mani di qualcuno che ha potuto disporre della loro vita trasformandola in una non vita allo scopo di fare profitto.

LA PRODUZIONE DI UOVA IN DATI

 Produzione annua, in Italia, di uova di categoria A (destinate al commercio diretto): 14.508.900 812.500 tonnellate)

 Circa 40 milioni di galline sono, in questo momento, prigioniere degli allevamenti di tutta Italia

 La produzione di uova in Lombardia è il 17% del totale, è la regione che produce di più in assoluto, seguita di poco dall’Emilia Romagna col 16,8%

 Ogni Italiano, nel 2010, ha consumato 285 uova (tra consumo diretto e prodotti trasformati)

 Produrre un uovo costa, mediamente, 7 centesimi

 Nel 2010 l’industria avicola ha fatturato, sulla prigionia e il massacro delle galline, 5.300 milioni di euro

 Secondo uno studio volto a determinare la differenza di produttività fra galline identiche sottoposte a egimi di produzione diversi è risultato che, in 5 mesi:
* le galline in batteria, alimentate con una miscela da allevamento industriale, sottoposte a ritmi sonno-veglia forzati, hanno prodotto 120 uova cisacuna
* le stesse galline, allevate all’aperto con granaglie naturali, hanno prodotto 36 uova ciascuna.

 Secondo a nuova normativa dal 2012 ogni gallina dovrebbe disporre di uno spazio irrisorio di 750 cmq dentro alle gabbie, poco più di un foglio A4.