Dietro le porte dell’allevamento Bruzzese

La veduta di uno dei corridoi dell'allevamento Bruzzese dove sono stipate decine di migliaia di galline. 7 piani di gabbie per 7 corridoi.
L’allevamento si presenta, dall’esterno, come un insieme di anonimi capannoni che hanno preso il posto di un bosco ora ridotto ad una striscia di alberi. E’ diviso in due parti, a due lati opposti della stessa strada. Abbiamo concentrato la nostra attenzione su uno dei capannoni, quello per le galline più vecchie, dette a “fine carriera”, diviso all’interno in due parti, ognuna capace di contenere 50.000 animali. Le porte di accesso alla struttura sono sempre aperte. Varcandole ci si imbatte in un girone infernale: sei enormi strutture, ognuna delle quali formata da due file di gabbie disposte su 7 piani, occupano per il lungo le due sezioni in cui è diviso il capanno, lunghe ciascuna 75 metri e larghe circa 20, formando in questo modo 7 corridoi.
Ogni corridoio è percorso da una fila di luci equidistanti disposte sue due livelli, in modo da fornire luce sufficiente al forzato ritmo sonno-veglia a tutti i piani di gabbie. Quando si apre la porta un rumore angosciante si solleva piano piano in tutto il capanno, sembrano le anime dei dannati dell’inferno. Le galline iniziano ad urlare angosciate e a beccarsi a vicenda e il suono delle loro grida cresce a livelli inimmaginabili. La sporcizia è ovunque: cumuli di un composto misto di piume, penne, polvere, ragnatele ed escrementi si depositano dappertutto, e vengono periodicamente ammassati alla fine di ogni corridoio. L’azione costante di enormi ventole libera all’esterno immense quantità di aria irrespirabile. Sotto alle gabbie si accumulano le feci e la pollina, che poi un nastro dovrebbe portare via. Abbiamo notato come in molte gabbie le feci ricoprissero completamente parti del soffitto formando uno strato spesso alcuni centimetri sul quale le galline battevano continuamente la testa.

Le galline allevate in batteria sono spesso soggette a malattie causate dal sovraffollamento e dallo stress dovuto alle condizioni di vita. Le loro piume sono consumate fino a vedere galline senza più ali ma con solo i rachidi completamente in vista, come i loro colli non più coperti da piume. Tantissime le galline completamente nude tra quelle a “fine carriera” dell’allevamento Bruzzese.
Ogni piano è fortemente inclinato verso l’esterno, in modo che le uova deposte rotolino fino a fermarsi sopra un nastro a ridosso della gabbia, che le trasporta alla fine del corridoio, verso la macchina per l’imballaggio delle uova. Pochi centimetri sopra il nastro trasportatore c’è un filo di acciaio in cui scorre corrente a basso voltaggio, l’etichetta apposta sulle scatole metalliche da cui parte spiega che la sua funzione è tenere lontani i topi, abbondanti nella struttura. Sul nastro in cui sono trasportate le uova, così come nel resto delle gabbie, abbondano ragnatele e sporcizia. Ossa sottili ormai prive di piume e penne sono quello che rimane delle ali delle galline. Vivono la loro intera vita prigioniere di queste gabbie anguste, in gruppi che arrivano a contare anche 11 individui (nonostante la legge preveda un numero massimo di 5 animali). Sono costrette tutta la vita a poggiare le zampe su un fondo di rete che, come abbiamo detto, è perfino inclinato, non potendo quindi mai avere una posizione naturale o confortevole. Mai un attimo di calma: in ogni momento c’è un animale che si muove, che calpesta gli altri, li urta, li fa alzare, crea confusione. Mai un attimo di solitudine. Mai lo spazio per aprire le proprie ali. Quasi un quarto degli uccelli allevati a scopo commerciale sono storpi e provano dolori cronici e lancinanti. Quando sono costretti a camminare e riposare su lettiere marce, sporche, sature di ammoniaca, soffrono di ulcere alle dita, vesciche al petto, ustioni alle zampe.

Le grate di cui è costituita la pavimentazione delle gabbie provocano dolorose malformazioni alle zampe delle galline e una crescita continua ed eccessiva delle unghie data dall’impossibilità di poterle consumare sul terreno
In qualsiasi allevamento, sia a terra che in batteria, è facile osservare come le galline presentino forti carenze di determinati fattori (vitamine A, B, C, D, PP), che risultano di essenziale importanza nel regolare il normale funzionamento organico. Le conseguenze, ben visibili ed evidenti, sono anemia delle parti carnose della testa (la cresta diventa moscia e biancastra, mentre dovrebbe essere rigida e rossa), apatia e debolezza generale, irritazione delle palpebre e comparsa di pustole. Essendo sottoposte a ritmi di deposizione delle uova intensi e innaturali, le galline patiscono gravi infezioni dell’ovidotto, il canale genitale attraverso cui le uova vengono deposte. Le penne si staccano in parte per lo strofinio contro la rete metallica, in parte per le continue beccate causate dagli elevatissimi livelli di stress (per i quali arrivano persino ad uccidersi e divorarsi a vicenda). Come tutti gli animali questi uccelli sono interessati alla pulizia e al benessere del proprio corpo. Le galline sono solite farsi dei “bagni di terra” per pulirsi le penne, eliminando i parassiti e provando un evidente piacere. A causa del loro forte istinto di pulizia, continuano a mimare istintivamente questo gesto anche sul pavimento di ferro, strappandosi le piume sfregate. Le loro unghie, inoltre, non sono ovviamente adatte a poggiare sulla griglia di ferro e, senza un terreno solido che le consumi, crescono in modo esagerato e possono rimanere permanentemente impigliate nella gabbia. Non è raro che rimangano letteralmente attaccate alla griglia: le zampe si incastrano nella rete e, se non riescono a liberarsi, la carne delle dita cresce col tempo intorno al fil di ferro.

Alcune galline riescono a liberarsi dalle gabbie, ma la loro fuga è vana: o verranno rimesse nelle gabbie o moriranno di fame e sete fra i corridoi dell'allevamento
Le galline detenute in questo modo, se lasciate libere di camminare, presentano problemi nei movimenti e spesso zoppicano a causa dei dolori muscolari e articolari, delle lesioni plantari e delle ferite. Le gabbie sono, in alcuni punti, decisamente fatiscenti, e presentano sporgenze metalliche che inevitabilmente feriscono le galline. In certi casi, alcune galline armate di determinazione riescono a passare dalle fessure delle gabbie, ritrovandosi a vagare per i corridoi in un’illusione di libertà: non hanno mai camminato prima, né avuto lo spazio per spiegare le ali e per muoversi per più di qualche centimetro, le loro zampe non sono mai entrate in contatto con una superficie diversa dalla griglia metallica della gabbia, sono visibilmente impaurite e disorientate. Essendo uscite dalla macchina che le tiene “in vita” moriranno lentamente di fame e freddo, ma saranno comunque più fortunate delle loro compagne, costrette invece a passare ancora infiniti identici istanti di dolore senza senso, in attesa di una fine. La libertà conquistata non ha un lieto epilogo: le galline verranno riacciuffate e sbattute di nuovo nelle gabbie oppure vagheranno sul cemento tra i capannoni, senza un luogo ospitale dove rifugiarsi e senza la compassione di qualcuno.

Questa gallina è stata trovata in mezzo ad un corridoio. Stava morendo sul freddo pavimento in una lenta agonia, ma ha deposto un uovo davanti ai nostri occhi, completamente senza guscio.
Abbiamo trovato molti cadaveri all’interno dei corridoi dei capannoni, molti dei quali probabilmente mangiati dai numerosi topi presenti all’interno. Il sovraffollamento forzato e la non considerazione delle loro necessità etologiche le conduce irrimediabilmente a comportamenti fortemente aggressivi e autolesionisti.Per ovviare a questo problema viene praticato il taglio del becco in giovanissima età, rendendo loro molto difficile beccarsi a morte, ma non impedendo, comunque, di procurarsi dolorose ferite. Sono ancora ben visibili becchi malformati da questa crudele pratica che rende fastidioso anche cibarsi o bere. I piani delle gabbie sono altissimi e risulta ovvio che soprattutto quelle in alto vengono pulite e controllate molto di rado. Numerosi i cadaveri già odoranti di putrefazione che abbiamo

All’interno delle gabbie abbiamo trovato molti cadaveri, alcuni in decomposizione, altri oggetto di cannibalismo da parte delle altre galline.
trovato, prova questa che le gabbie non vengono controllate nemmeno quotidianamente. Le galline trovate morte o agonizzanti vengono semplicemente gettate in mezzo ai corridoi, in attesa di essere stoccate nel congelatore. Ne abbiamo trovate diverse, costrette a subire una lenta e dolorosa agonia in attesa di morire abbandonando ciò che è stata una vita vissuta come oggetti e non come esseri viventi. Ogni secondo, minuto, ora, giorno della loro vita è passato nel buio di quel capanno, all’interno di una gabbia, immobili, spaventate, ferite, annoiate. Una vita completamente snaturata.Sono tutte lì, animali nati nella forma “sbagliata”, solo e unicamente perchè gli esseri umani hanno deciso di farle nascere per mangiare le loro uova e poi ucciderle.










