Diventa vegan

La veduta interna di un campo di concentramento per maiali. Un numero incalcolabile di madri sono state imprigionate fra queste gabbie, impossibilitate a muoversi, stuprate per partorire in continuazione cuccioli che verrano mandati all'ingrasso e al macello. Provincia di Lodi - foto Nemesi Animale

Più di 50 miliardi di animali vengono allevati e uccisi ogni anno solo per l’industria della carne.
Animali fatti nascere per essere ingrassati, macellati, tagliati a pezzi ed impacchettati. L’imperativo del profitto ad ogni costo e della razionalizzazione sacrifica la presa in con siderazione dei loro più elementari bisogni naturali.

La nostra società considera normale appropriarsi della vita di un individuo e snaturarlo, manipolarlo e infine ucciderlo per ottenerne il miglior tornaconto.
Spesso ci si scandalizza per le usanze di altri paesi, come ad esempio quella di cibarsi di carne di cane o delfino, ma quale differenza c’è tra un cane e un maiale o un vitello? L’unica differenza è una differenza di tipo culturale, che ci porta ad essere più sensibili ed empatici con i cosidetti animali d’affezione e a considerare minore la sofferenza dei cosiddetti animali da carne o reddito, ma la sofferenza è uguale e inaccettabile allo stesso modo per ogni essere vivente.

COSA FARE?

La produzione di massa messa a punto dalla seconda rivoluzione industriale in poi, permea e condiziona la nostra vita in ogni aspetto. Riuscire a sottrarsi da queste logiche è parte integrante del veganismo, nel suo insieme.

Anziché chiedersi “perchè diventare vegan”” proviamo a ribaltare la domanda e chiederci “perchè mangiare carne”.
Tutte queste morti sono davvero necessarie?
L’abitudine, la tradizione o il semplice piacere del nostro palato sono ragioni sufficienti perchè miliardi di esseri senzienti vengano torturati e uccisi ogni giorno?
Il fatto che questi individui appartengano a una specie diversa dalla nostra è un motivo sufficiente per trattarli come degli oggetti?

L’unico modo per opporsi alla logica che vede tutti gli esseri viventi, noi compresi, parte di un continuo ciclo di produzione e consumo che porta inevitabilmente ad uno sfruttamento a scapito del più debole (animale umano o animale che sia) è quello di cercare di farne parte il meno possibile, limitando i nostri consumi ed eliminando gli sprechi.
Compriamo e consumiamo solo ciò di cui abbiamo veramente bisogno e proviamo ad autoprodurci da soli quello che possiamo, senza dover più dipendere dalle multinazionali, che sono le prime responsabili dello sfruttamento della Terra e degli esseri viventi.

Quella che era una foresta vergine ora è una piantagione di palme da olio. Anche un prodotto apparentemente vegan come l'olio di palma nasconde una sofferenza enorme per un numero incalcolabile di animali abitanti dei luoghi devastanti dall'agricoltura estensiva.

Essere vegan non si riduce soltanto a una scelta alimentare, è una presa di coscienza per una critica più ampia a questo sistema che sfrutta e mercifica ogni cosa, esseri viventi compresi.
E’ il primo passo per cercare di abbattere la mentalità specista che vede negli animali lo scalino più basso di una piramide, al cui vertice si erge padrone indiscusso l’essere umano. Se per prime non vengono abbattute le fondamenta di questa mentalità, che ci viene inculcata fin dalla nascita attraverso una cultura che passivamente accettiamo e riproduciamo quotidianamente, non saremo mai in grado di far crollare questa piramide di sopraffazione.
Apriamo gli occhi, lottiamo contro l’indifferenza che rende possibile tutto questo.

Esseri umani, animali, natura o si salvano insieme o insieme si perdono.