IL PROGETTO “BRUZZESE” DISCUSSO IN REGIONE

21 luglio 2012 - in ALLEVAMENTO | VEGANISMO

Martedì 17 luglio, nel pieno delle vacanze estive, dove l’attenzione è statisticamente destinata a calare, in Regione Lombardia è cominciata la discussione per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) per l’allevamento avicolo da più di 320.000 galline ovaiole  che la Società Agricola Bruzzese vuole costruire nel comune di Busto Garolfo, all’interno del Parco del Roccolo, nel Bosco di Vanzago, proprio a ridosso di alcuni fra gli ultimi corridoi ecologici che ancora tentano di resistere all’avanzata umana.

Noi di Nemesi Animale ci siamo occupati a gennaio di questo progetto con un’investigazione raccolta all’interno dell’allevamento avicolo che la ditta Bruzzese già possiede a Olgiate Olona e da allora lo stiamo seguendo.

Durante la discussione sulla VIA è da notare come nessuno abbia alzato dubbi e nessuno abbia dato pareri contrari. Questo nonostante le opposizioni della ASL locale di Parabiago, dei sei comuni (Busto Garolfo, Canegrate, Parabiago, Arluno, Nerviano Casorezzo) che danno vita al Parco del Roccolo e del Consiglio Provinciale di Milano e Consiglio Regionale Lombardo.

Per ora il progetto è fermo per alcuni mesi perché Bruzzese non ha ancora risposto alle opposizioni fatte dalla Asl di Parabiago. Inoltre si spera che un recente cambio del Piano regolatore del Comune di Busto Garolfo sia sufficiente a rendere impossibile lo stanziamento della fabbrica di galline all’interno del terreno  che Bruzzese ha già acquistato da tempo.

Sette piani di sofferenza e prigionia, ecco l'allevamento Bruzzese

Il motivo per cui a gennaio abbiamo reso pubblche le condizioni dentro l’allevamento bruzzese è che l’opposizione che il progetto di ampliamento sta trovando e ha trovato mancava della voce più importante, forte e degna di essere ascoltata: la voce delle prigioniere dei capannoni di Olgiate Olona, confinate in anguste gabbie, sottoposte a ritmi forzati di luce/buio, con l’unico intento di far loro produrre quante più uova possibili, per poi mandarle al macello dopo un anno o due di sfruttamento.

Ciò che abbiamo trovato in quei capanni non può trovare compimento in delle semplici parole: decine e decine di migliaia di individui, che urlavano il loro dolore e la loro disperazione, nella follia data dal fatto di essere nate prigioniere, dal non conoscere il sole, l’erba, il vento, qualunque sensazione positiva.

E’ stato un incontro con delle prigioniere innocenti, agonizzanti per le ferite e i soprusi subiti, con le vagine infiammate e doloranti per l’iperprduzione di uova, le piume e le penne strappate dai combattimenti furiosi ingaggiati per noia, rabbia e rassegnazione.

Il taglio del becco è una pratica comune in tutti gli allevamenti di galline ovaiole

L’aver raccolto quelle immagini ci è costato denunce, una perquisizione e un fascicolo aperto presso la procura di Busto Arsizio che si prodiga nel far finta di cercare i responsabili del temibile reato di “invasione di proprietà privata” fatto ai fini di documentare un terribile sfruttamento di esseri viventi. La volontà della procura e dei carabinieri in realtà non è quella di trovare i responsabili dei filmati e delle fotografie, ma quella di vendicare quanto subito dall’evidentemente importante sig. Bruzzese, cercando di farci vuoto attorno e spaventando chi vuole fare attivismo con noi.

Infatti i carabinieri di Busto Arsizio si sono impegnati più di una volta a convocare per domande chiunque ci contatti telefonicamente. Questo è un semplice e meschino atto intimidatorio per nuovi attivisti e persone che vorrebbero fare qualcosa per gli animali, per spaventarli e difendere così il diritto di uccidere e imprigionare dei signori Bruzzese e dei loro simili. Ma speriamo che chi ha visto cosa accade dentro i lager per la produzione di uova e nell’allevamento Bruzzese non si spaventi per una convocazione da parte di chi, forte della divisa, difende gli aguzzini e vuole fermare un movimento per la liberazione animale.

Leggi di più sull’allevamento Bruzzese a questo indirizzo

Vi  invitiamo a mandare una mail a chi, con una semplice firma, si addossa la responsabilità dell’assenso a ogni singolo allevamento, ricordando loro che non abbiamo perso la memoria, che non è  sufficiente aspettare qualche mese affinché possa essere dato il via
libera a un progetto così intriso di morte.

Gli indirizzi sono questi:
marcello_raimondi@regione.lombardia.it,  alessandro_colucci@regione.lombardia.it,  luciano_bresciani@regione.lombardia.it,
daniele_belotti@regione.lombardia.it,  filippo_dadone@regione.lombardia.it,  giuseppe_civati@regione.lombardia.it,
roberto_formigoni@regione.lombardia.it

Nel corpo della mail citate il VIA912-RL, che è il numero di protocollo  del progetto Bruzzese che verrà discusso martedì 17 luglio.

Guarda il video dell’investigazione:

Guarda le foto dell’investigazione su Flickr: