POLONIA: VOLPI TORTURATE CON IL CONSENSO DELLE ISTITUZIONI

1 maggio 2012 - in PELLICCE

In Polonia ci sono circa 800 allevamenti per animali da pelliccia, il numero delle strutture è in aumento poiché molti produttori decidono di mouversi verso i paesi dell’est europa abbandonando le nazioni dove una coscienza accresciuta e politiche anti-pelliccia rendono il lavoro degli assassini sempre più difficile ed oneroso.
Il lavoro portato avanti da realtà come la Coalition for Banning Fur Farming in Poland (antyfutro.pl) diventa quindi un passo fondamentale per vedere questo tipo di sfruttamento completamente sdradicato dal mondo.
Il 27 Aprile, dopo una segnalazione anonima, attiviste ed attivisti della Coalition for Banning Fur Farming in Poland e della locale associazione per la protezione degli animali Ekostraz sono andati a verificare le condizione di detenzione in un allevamento di volpi a Stawiec nella bassa Silesia.
Ciò che hanno trovato è ben documentato da alcune foto e un video, fatte senza entrare nella struttura, ma semplicemente stando vicino ai perimetri del lager.

Animali feriti ed impauriti senza alcun accesso ad acqua o cibo, carcasse in decomposizione, feci ed escrementi ovunque, gabbie fatiscenti che non offrono nemmeno un minimo riparo dalle intemperie, lamiere che col caldo diventano roventi.
L’allevatore si è difeso negando l’evidenza e rifiutando l’accesso alla struttura, ma non sorprende affatto che degli animali allevati e sfruttati siano denuti in condizioni orribili.
Sono considerati semplicemente degli oggetti, il loro benessere viene preso in considerazione unicamente quando ciò corrisponde ad un aumento del profitto per l’allevatore o soddisfi una particolare esigenza di mercato. Ciò che importa è solo che gli animali arrivino ad avere un adeguato valore economico per poi essere uccisi e venduti al miglior offerente.
Questa è la realtà di ogni allevamento, qualunque sia l’animale allevato, qualunque sia il fine per il quale viene sfruttato e ucciso.

La cosa che viene sottolineata dalle persone che hanno seguito la vicenda è il tacito assenso delle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare sull’attivistà dell’allevamento.
Le atutorità sanitarie, nella persona di Nataila Misiek, hanno dichiarato che l’allevamento non presenta condizioni particolarmente negative e si sono rifiutate di eseguire i controlli richiesti dalle attiviste e dagli attivisti intervenuti, senza fornire alcuna spiegazione per questo comportamento.
Emerge in modo chiaro la connivenza delle istituzioni e delle autorità preposte al controllo del rispetto dele norme.
Stesso identico atteggiamento e implicazioni conivolgono uffici sanitari e altre istituzioni in ogni parte del mondo, quando si tratta di verificare il comportamento degli allevatori.
È risultato evidente anche in Italia, con la lotta portata avanti dal Coordinamento Fermare Green Hill contro l’allevamento di Montichiari dove la ASL competente non ha smesso mai di sostenere il lavoro di Green Hill coprendo e permettendo comportamenti dubbiamente leciti, e abbiamo avuto modo di verifarlo in prima persona anche noi, quando attiviste e attivisti di Nemesi Animale hanno diffuso immagini raccolte dentro l’allevamento Bruzzese, con la ASL del territorio che si è affrettata a sostenere Bruzzese e rassicurare tutti sul non avere dubbi a proposito della correttezza dell’allevatore.

Una delle galline agonizzanti nei capannoni dell'allevamento Bruzzese - foto Nemesi Animale

Ciò impone un’ovvia riflessione, che spesso molti non tengono in cosiderazione: le sofferenza che la nostra specie infligge in modo sistematico a tutte le altre non è frutto dell’insensbilità e della violenza del singolo, ma è frutto di tutto il costrutto della società specista.
In altre parole la responsabilità della morte e della sofferenza dei nostri fratelli e sorelle animali non è da imputare esclusivamente al singolo allevatore, ma è equanimamente distribuita tra tutti: il funzionario che firma i permessi, il poliziotto che impedisce che gli animali siano portati via da chi li vuole liberare, l’acquirente che compra il capo in pelliccia, il consumatore che mangia prodotti di origine animale, insomma di ogni ingranaggio della società specista fondata sul sangue degli animali.
È compito di ognuno di noi lottare per scardinare tutti questi ingranaggi, informando le persone, risvegliando le coscienze, salvando gli animali.