ISOLA DEL GIGLIO: ATTIVISTE DI NEMESI ANIMALE AL CAMPO ANTIBRACCONAGGIO DELLA LAC

3 aprile 2012 - in ATTIVISMO

Dal 18 al 24 marzo due attiviste di Nemesi Animale hanno partecipato al campo antibracconaggio organizzato sull’Isola del Giglio dalla L.A.C. (Lega per l’Abolizione della Caccia), in collaborazione con Terranomala.
In 5 giorni sono state rimosse quasi mille trappole: 150 “schiacce” (lastre di pietra sotto cui gli animali, attirati da un’esca, muoiono schiacciati), 750 lacci (piccoli cappi, di solito in fil di ferro, dentro cui i conigli rimangono impiccati) e alcune trappole per uccelli.

In questo territorio il bracconaggio è incentrato sulla cattura ed uccisione dei conigli selvatici.
Questi mammiferi non fanno parte dell’ecosistema dell’isola, non sono autoctoni. Alcune coppie di conigli selvatici furono infatti introdotte intorno al 1945 da tre accaniti cacciatori locali sia al Giglio che sull’isola di Giannutri al solo scopo venatorio. I conigli portati sull’isola di Giannutri furono subito sterminati dalle volpi, mentre quelli sul Giglio iniziarono a insediarsi nel territorio e a proliferare liberamente.

Il virus della mixomatosi è utilizzato frequentemente per sterminare popolazioni di conigli ritenute "invasive". La morte sopraggiunge per fame o per soffocamento dopo un'agonia di giorni.

L’aumento esponenziale dei conigli ha arrecato gravi danni a vigne, orti e boschi, per questo motivo intorno agli anni ‘50 si è tentato di annientare la popolazione dei conigli diffondendo il virus della mixomatosi non ottenendo, fortunatamente, grandi risultati. Ad oggi l’isola è abitata da un cospicuo numero di conigli selvatici visibili sopratutto durante le ore crepuscolari e di notte quando escono alla ricerca di cibo.

Non è questo l’unico caso in cui si giustifica la caccia con la scusa di dover riportare l’equilibrio naturale, causato dal sovrappopolamento di una o più specie. Quello che viene sempre taciuto, invece, è che nella quasi totolità dei casi è l’uomo stesso ad aver immesso quelle stesse specie a propria scelta in territori dove prima non esistevano, con l’unico scopo di divertirsi ad ucciderle.

Quella umana è senza dubbio la specie più invasiva, distruttrice, dominatrice e pericolosa per l’equilibrio naturale. E’ l’unica che annienta, costruisce, manipola e sfrutta a suo piacimento tutto quello che incontra sul suo cammino.

Il Parco Nazionale dell’arcipelago toscano prevede il finanziamento di reti atte a recintare tutto il perimetro degli orti dei contadini che ne fanno richiesta compilando semplicemente un modulo. La maggior parte dei contadini non vengono minimamente aiutati e nemmeno informati di questa possibilità. Quello che serve è un lavoro di informazione e di pressione affinchè questi finanziamenti non rimangano, come al solito, solo una promessa, e che si estendano anche al di fuori del Parco Nazionale andando a interessare tutti gli orti dell’isola.

Non ci stupisce affatto che le autorità del posto abbiamo cercato in ogni modo di ostacolarci: da sempre Istituzioni e Forze dell’Ordine sono coloro che difendono chi costruisce le gabbie e mette in atto soprusi e che imprigionano, perseguitano e manganellano chi cerca di aprire quelle stesse gabbie e difendere la natura.

Trappola "a schiaccia" e cappio di fil di ferro

Ci teniamo a sottolineare che non ha acuna rilevanza che queste trappole siano o meno illegali: quello che ci muove, come sempre, è solo ed unicamente la volontà che ogni essere vivente possa vivere pienamente la sua vita in libertà.

Constatata la massiccia presenza di trappole per conigli e accertata la presenza di un bracconaggio rivolto anche all’avifauna, verranno organizzati altri campi sul Giglio nel periodo tra settembre e ottobre, mesi in cui l’isola sarà interessata anche dal passaggio di molti uccelli in migrazione.

Per maggiori informazioni www.abolizionecaccia.it