I VAGABONDI DELLE STELLE
19 aprile 2012 - in Uncategorized
Baracchino non era il mio cane ma un personaggio ormai entrato nella mitologia che ad un certo punto ho incontrato sulla mia strada e che è diventato il mio compagno di vita, qualcuno al quale dedicare canzoni d’amore o scherzosi improperi e che mi ha mostrato il suo modo di vivere. La sua personalità immensa e il suo corpicino perfetto seppelliscono i personaggi ricchi, famosi e potenti che questa società vuole farci celebrare.
Ho voluto scrivere questo epitaffio in prosa perché un omaggio a lui diventi un modo per parlare di tutti gli altri animali, quei pochi che ancora vivono liberi e quei miliardi che aspettano di essere liberati.
Baracchino adesso è un vagabondo delle stelle e a noi che abbiamo avuto la fortuna di condividere parte della sua mirabolante esistenza rimane l’idea di quell’essere rossiccio ed insolente con le ciglia bionde e un’inesauribile scorta di bisogni liquidi con cui voleva irrorare tutto.
Non un cane, ma un’entità capace di far conoscere quanto in questo mondo possano ancora realizzarsi delle storie magnifiche. A lui guardavo nei momenti peggiori e lo sconforto faceva spazio alla speranza perché se un essere del genere poteva aver vissuto tutti quegli anni facendo ogni cosa gli passasse per la testa uscendone sempre indenne ed aver convissuto con gli umani e le loro mostruose invenzioni, allora c’era ancora possibilità per la magia. Ancora un po’ per la speranza. Ora ha voluto cambiare scenario, forse perché si riteneva soddisfatto della sua vita o forse perché non era per natura monotono e aveva perennemente qualcosa su cui indagare e qualche angolo da esplorare a fondo.
Baracchino era l’archetipo di tutti gli animali della Terra, era il modello originale che riassumeva i caratteri di ogni specie. I suoi occhi erano l’elemento che accomuna animali anche molto distanti tra loro: Baracchino era un delfino che gioca nell’oceano, un coccodrillo della Florida, un gabbiano delle bianche scogliere di Dover, un rospo da salvare aiutandolo ad attraversare la strada, un leone della savana che barcolla rintontito dal sole e dal sonno. Era un colibrì che vola velocissimo pensando “Not a single fuck was given that day”, era un cucciolo di maiale che cerca un po’ di tenerezza in un allevamento non comprendendo il perchè di tante privazioni, era il piccolo aiutante di Babbo Natale. Era una lepre del bosco ed era un elefante del circo che spezza le catene e investe tutti.
Ma soprattutto Baracchino era un topo arancione e come tutti i topi non conosceva limitazioni o confini, aveva sempre qualche colonna d’Ercole da valicare, non con paura ma con positività perchè il mondo era suo e in questo ancora una volta riusciva a rappresentare la naturale propensione di tutti gli animali a vivere in libertà, generando bellezza in ogni momento.
Come ambasciatore di tutte le specie, il messaggio che ha voluto lasciarci è che tutti gli animali devono poter esprimere la loro essenza, tutti devono poter agire ed avere esperienze di questo mondo.
La sua indomita voglia di scavalcare reti, passare attraverso cancelli, seguire tracce interessanti e la sua proverbiale impazienza, che negli ultimi anni si manifestava con colpi di tosse ad hoc, lo hanno spinto a prendere il treno in due occasioni per venire a cercarmi.
La prima volta il suo viaggio è durato solo due fermate per poi finire nel canile sanitario dove l’ho recuperato non potendo credere che avesse davvero sfidato il freddo di febbraio e si fosse ricordato la strada nei boschi che avevamo fatto qualche volta per raggiungere la stazione. Che poi fosse salito su un treno (quello giusto) che nella sua idea lo avrebbe portato nella casa che lui conosceva meglio, è ciò che lo ha consegnato alla Storia.
La seconda volta, a distanza di tre mesi, non trovandolo più ho pensato di andare alla stazione, giusto per tentare ed in effetti la barista, avendo la visuale sui due binari, aveva notato un piccolo cane salire sul treno quella mattina. La direzione era sempre quella giusta. Le ricerche questa volta mi avevano portato più lontano, era arrivato quasi a destinazione. Una settimana di temporali notturni era passata quando una telefonata mi avvisava dell’avvistamento di Baracchino sulla strada di quella casa in campagna che lui aveva abbandonato per andare a cercarmi in città. Significava che aveva preso di nuovo il treno per ritornare e che era riuscito a scendere nella stazione giusta per poi percorrere il tragitto a ritroso. Si è presentato davanti al cancello e mia nonna l’ha fatto entrare. Quando sono arrivata ho trovato un cagnetto per nulla deperito, per nulla spaventato o ferito e con tre zecche in testa.
Nel maggio del 2011 una mucca aveva abbandonato il pascolo alle pendici dell’Etna e dopo due giorni di cammino tra paesini e prati si era buttata nelle acque dello stretto di Messina. Dopo aver nuotato per circa un miglio era stata riportata a riva per le corna e una volta sulla spiaggia aveva lottato strenuamente per non farsi trascinare via. Riconsegnata all’allevatore, per fortuna dopo qualche mese le persone che si sono mobilitate per lei sono riuscite a trovarle una casa dalla quale non verrà mai deportata per finire in un macello.
Una mucca che nuota non è notizia di tutti i giorni ma questo è dovuto al fatto che gli animali, soprattutto quelli destinati a diventare carne, vivono reclusi nelle varie gabbie che gli umani hanno ideato per loro. Fuori da queste gabbie c’è quel mondo ad esclusivo utilizzo umano e quando qualche animale progettato per soddisfare gli umani interagisce con questo mondo, ecco che sembra una cosa incredibile. Vacca è per lo più un insulto per sottolineare che una persona è grassa o che ha un’intensa attività sessuale. Cè raramente qualcosa di positivo nelle metafore animali utilizzate nel linguaggio della nostra società, così che una mucca non è mai una mamma premurosa, un’indomita esploratrice, una nuotatrice instancabile, una saggia erbivora che contempla il mondo.
Insomma Baracchino, la mucca Teresa e chissà quanti altri animali hanno compiuto imprese per noi mirabolanti ma se guardiamo bene, perché un animale, cane o mucca che sia, non dovrebbe essere in grado di orientarsi e capire come funzionano le cose, benché prettamente umane e che gli animali non creerebbero mai (macchine, strade, stazioni del treno etc.)? E soprattutto perché non dovrebbero essere in grado di avere esperienze con gli elementi della natura?
Non si tratta di soddisfare determinati canoni che suscitino l’interesse e la commozione degli esseri umani, non si tratta di adempiere ad alcune caratteristiche da definirsi “umane”. Una maialina ha salvato la vita della persona che l’aveva adottata fermando le macchine per strada fingendosi morta per attirare l’attenzione e questo non è un gesto umano, bensì animale. Gli animali non umani non ci devono dimostrare quanto possano essere capaci di amore, fedeltà e tutte quelle doti che tanti “amanti degli animali” riconoscono ad alcuni individui per poi negarle ad altri. Molte delle loro azioni possano essere spunti per sceneggiature di film a fruizione umana ma non è per questo che meritano rispetto.
Alla maggior parte dell’umanità questa sembrerà un’immonda offesa ma noi non siamo i soli a poter godere delle bellezze della vita e così come gli altri animali non ci negano l’accesso al mondo, altrettanto dobbiamo fare noi con loro, smettendola per sempre con questa pretesa di essere i più degni di tutti.
Buon viaggio topo arancione,
questa volta nessuno ti fermerà





