TORTURE ATTORNO A NOI: AZIONE DEL COORDINAMENTO FERMARE GREEN HILL
12 marzo 2012 - in ATTIVISMO | VIVISEZIONE
Domenica 11 marzo si è svolta a Milano un’azione eclatante del Coordinamento Fermare Green Hill.
Tre attiviste ed un attivista si sono allucchettati alla gabbia del Centro di Primatologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, situata nello zoo privato all’interno dell’enorme complesso dell’ospedale San Raffaele.
Questa azione, mirata a portare l’attenzione sul tema vivisezione, ha ottenuto un piccolo, primo risultato: la disponibilità del San Raffaele a rispondere a domande precise e circostanziate sulle torture che avvengono nei laboratori dei seminterrati dell’impero edificato da Don Verzé.
Il lavoro portato avanti dal Coordinamento Fermare Green Hill ha avuto l’indubbio merito di riportare l’attenzione sulla questione della vivisezione, un tema che, in Italia, era tornato a giacere nel dimenticatoio dopo il grande clamore suscitato dalla campagna Chiudere Morini (cosa che ha portato, dopo 8 anni, la chiusura definitiva di quel lager).
Da quando, due anni fa, è cominciato il lavoro del Coordinamento, tutti conoscono l’allevamento Green Hill, sempre più persone hanno preso coscienza sul problema vivisezione e una grande voglia di fare attivismo ha pervaso l’animo di molti che ora cercano di organizzarsi nei modi più disparati, nell’impellente necessità di agire per le vittime della tortura medica legalizzata.

Questi macachi passeranno tutta una vita in gabbia, anche questa è una subdola forma di tortura
Green Hill si trova nell’occhio del ciclone, ma gli attivisti del Coordinamento hanno voluto mandare un messaggio ben chiaro a tutte le persone sensibili al problema: le vittime della sperimentazione animale si trovano ogni giorno attorno a noi.
Nella sola lombardia sono oltre 160 i laboratori dove, ogni giorno, viene torturato ogni tipo di animale, coi pretesti più subdoli e diversi.
Circa la metà dei laboratori lombardi si trova a Milano. Anche negli ospedali, lontani dagli occhi degli ignari pazienti, esistono stanze remote in cui animali reclusi implorano la morte pur di sottrarsi alle torture di stimati professori.
I macachi mostrati con clamore dagli attivisti non sono (presumibilmente) quelli destinati a ricevere dosi letali di farmaci o marcatori proteici radioattivi. Sono comunque prigionieri della curiosità morbosa di ricercatori che si fanno scudo del nobile ideale della risoluzione dei problemi umani per “farsi un nome” attraverso le pubblicazioni scientifiche. E sono, soprattutto, il simbolo di tutti gli animali prigionieri in luoghi inaccessibili, situati in palazzi anonimi dietro le nostre case.
I manifestanti hanno deciso di terminare la protesta solo quando il responsabile della comunicazione del San Raffaele si è assunto la responsabilità di rispondere in modo esaustivo alle domande che verranno sottoposte dal Coordinamento Fermare Green Hill in merito alla sperimentazione animale condotta al San Raffele.





